Obama messo al tappeto da Putin. È il peggior presidente Usa. Ecco perché

18 Gen 2016 15:18 - di Carlo Ciccioli

Obama si consolida di giorno in giorno come il peggior presidente degli Stati Uniti a memoria d’uomo. Non ne ha azzeccata una e nell’ultimo anno di presidenza sta dimostrando di fare anche peggio. La gestione del problema islamico con i suoi conflitti e i suoi orrori è sfuggito completamente di mano alla politica estera americana, che ormai svolge solo un ruolo marginale. Di fatto Obama è riuscito nell’impresa quasi impossibile di far perdere agli Stati Uniti la leadership consolidata di potenza di riferimento del mondo.

È sotto gli occhi di tutti che il leader mondiale sui problemi è Putin e che la malconcia Russia, dopo la caduta del muro di Berlino e l’affondamento dell’ideologia comunista, ha ripreso a svolgere un ruolo centrale negli equilibri del mondo e dimostra di avere valori, energie e progetto ben più forti del declinante impero americano. La Russia riesce a tutelare la Siria, ad avere rapporti privilegiati con la maggior parte delle potenze del G7 ed il Giappone chiede di farla sedere, da subito, alla faccia delle sanzioni, al tavolo dei grandi paesi, l’Iran la tiene in grande considerazione, la Merkel non può fare a meno di dialogarci, la stessa “povera” Italia di Renzi le strizza l’occhio. Tutti i commentatori politici, spesso senza dirlo perchè sarebbe politicamente scorretto, fanno capire però che il problema islamico può essere risolto solo con la Russia. Financo l’Arabia Saudita, già notoriamente legata agli americani, per difendersi dagli Sciiti inizia a dialogare con Mosca. Ma emerge soprattutto che gli interessi dell’Occidente oggi fanno più rima con Mosca piuttosto che con Washington, almeno finché sarà a guida democratica e non repubblicana. Ma perché Obama si comporta in questo modo assolutamente sciagurato per la civiltà occidentale? E qui va fatta l’analisi del personaggio: è un semi-nero, figlio di una relazione tra un africano e un’americana, abbandonato dal padre ma vissuto in una famiglia americana ricca delle Hawai che lo ha fatto studiare negli migliori Università e che l’ha educato alla cultura cosiddetta “progressista”, che rinuncia ai propri valori fondanti sottomettendosi alla cultura degli altri. Quindi perdita della propria identità, sostituita da una grande insicurezza ideologica e da un vuoto di prospettiva culturale.

Se uno va a indagare sulle sue scelte esistenziali, esse sono sempre state estremamente oscillanti: passa dalla decisione di fare un lavoro ad un altro, da predicatore protestante allo studio legale, ma il suo pregio principale è quello di saper comunicare con gli altri piuttosto che saper decidere ed essere portatore di contenuti forti. Il prodotto tipico dell’intellighenzia di sinistra. La sua identità in realtà riesce ad emergere quando conosce Michelle e capisce che Lei è la persona forte che può dargli identità. E lì comincia la sua ascesa sia professionale che politica, ma subalterna all’identità forte della futura moglie di colore. Se uno decide di valutare le sue decisioni importanti si nota che queste riguardano soprattutto vicende minori dal punto di vista del mondo e non sono sicuramente all’altezza della prima potenza del pianeta. Riguardano il clima, la salute, i diritti minori e specifici, ma non si occupa degli equilibri delle grandi potenze, delle guerre, delle prospettive di civiltà. E’ come se si occupasse più di problemi etici piuttosto che essere il Presidente degli Stati Uniti. Una sorta di Papa laico contrapposto al ruolo di Capo di Stato, cioè assolutamente improprio ad essere il primo inquilino della Casa Bianca. Forse nel suo inconscio, chissà, se voleva essere il primo inquilino di San Pietro. Ma le sue decisioni, e forse le sue buone intenzioni, hanno prodotto solo sciagure. Siamo verso i 500mila morti come risultato delle primavere arabe, della tolleranza verso l’Islam fondamentalista e addirittura il finanziamento dei nemici di Assad in Siria che hanno costituito poi il primo nucleo politico-militare dello Stato dell’Isis e delle truppe combattenti del Califfato, che non sono nate in Afghanistan, dove al contrario con i talebani si combattono. Sottomissione ai poteri economici e finanziari, dove non tocca palla, quasi volesse occuparsi più dei problemi intimi della gente che gestire i problemi del mondo. Cedevole su tutto, nei confronti della Cina, nei confronti dell’Iran, nei confronti del terrorismo, nei confronti dei dittatori antidemocratici del Sud America, preoccupato solo di non urtare i nemici dell’Occidente. Incapace di scegliere collaboratori di livello, salvo poi a scaricare su di loro responsabilità ed errori che sono soprattutto suoi per averli scelti e per non essere stato in grado di prendere decisioni. Vive sulle nuvole, di immagine, di narcisismo e di meriti che non ha avuto, a cominciare dal Premio Nobel per la pace, essendo stato portatore di conflitti di cui si è lavato le mani. Passerà senza lasciare traccia, se non per la scia di disastri che lascerà dietro di sè. Inutile, se non fosse per quelle centinaia di migliaia di morti.

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