Marò, finalmente c’è una data: a fine marzo il verdetto degli “arbitri” dell’Aja

Si terrà il 30 e 31 marzo all’Aja l’udienza davanti al Tribunale arbitrale che esaminerà la richiesta avanzata dall’Italia lo scorso dicembre per far rientrare il marò Salvatore Girone dall’India e farlo restare in patria per tutta la durata della procedura arbitrale in corso. Lo apprende l’Ansa da fonti qualificate. Lunedì mattina all’Aja si è tenuta una prima seduta “procedurale” del Tribunale arbitrale sulla vicenda dei due fucilieri di Marina. «L’aspettativa più grande è che anche Salvatore possa attendere in Italia la decisione del tribunale dell’Aja, in modo da poter riacquistare tutti un minimo di serenità». Lo precisa all’Ansa il fuciliere di Marina Massimiliano Latorre, che su Facebook ha scritto, a corredo di una foto con diversi amuleti portafortuna, “Lunedì 18 Gennaio 2016: oggi inizia un’altra fase”. Il fuciliere fa riferimento alla speranza che l’arbitrato internazionale possa dirimere l’intricato caso dei due fucilieri pugliesi che si protrae senza soluzione da febbraio del 2012. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono entrambi accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati nel corso di una missione antipirateria. Per questo sono trattenuti da circa quattro anni in India dove ora si trova solo Girone poiché Latorre è in Italia dal 2014 per curarsi dai postumi di un ictus.

Per un legale indiano i due marò dovrebbero essere liberati

Un legale e politico dello Stato indiano meridionale del Kerala si è detto convinto che l’India dovrebbe mostrare generosità e in segno di buona volontà rilasciare i due marò  che sono stati arrestati quasi quattro anni fa per l’uccisione di due pescatori e che da allora sono ancora in attesa di processo. In un commento su Huffington Post India, l’avvocato Ajiy Joy, ex funzionario statale che oggi milita nelle file del partito anticorrotti dell’Uomo Comune (Aap), ripercorre la complessa vicenda giudiziaria concludendo che «dopo quattro anni non e’ neppure iniziato il processo». E poi ricorda che «anche se il processo termina con una condanna, i due militari hanno a disposizione due livelli di appello». Siccome il procedimento penale non è neppure iniziato perché un tribunale arbitrale all’Aja deve decidere sulla competenza, «si prevedono ancora lunghi ritardi nell’avvio del processo». Per cui, conclude, «sulla base di ragioni umanitarie nei confronti dei militari e delle loro famiglie, dato che le famiglie dei pescatori sono state risarcite adeguatamente e considerando che la vicenda giudiziaria potrebbe durare anni, l’India potrebbe mostrarsi generosa e rilasciare i due soldati come gesto di buona volontà».