Fronda anti-Brunetta in Forza Italia: alla fine scoppia la pace in Forza Italia

Una tempesta in un bicchiere d’acqua. Dopo i fuochi di artificio, alla fine Forza Italia ha raggiunto l’intesa e all’unanimità ha confermato la fiducia al capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Nessuna resa dei conti, dunque. O, meglio, il tentativo di Elio Vito di far cadere l’ex ministro e di scegliere il nuovo capogruppo attraverso il voto è fallito. L’intesa finale prevede una gestione più collegiale del gruppo mentre il Mattinale, uno dei punti critici sollevati da Vito, resterà in vita ma torna alle origini sotto la diretta responsabilità di Berlusconi. Se l’intesa sia destinata a durare si vedrà. La sensazione è che in Forza Italia i disagi siano tutt’altro che sopiti e che la decisione di ieri abbia solo congelato il nodo del rinnovo dei vertici. Ambienti di Forza Italia fanno sapere che sarebbe stato lo stesso Berlusconi a chiedere una soluzione non traumatica per non esporre il partito ad altre polemiche e per evitare che, con effetto domino, si mettesse in discussione anche la posizione di Paolo Romani al Senato.

Brunetta resta al suo posto, ma sono state approvate le proposte del dissidente Vito

Fatto sta che il gruppo, dopo «un ampio dibattito», su proposta di Brunetta, ha «approvato all’unanimità» i due punti sui quali Vito aveva chiesto la svolta: ritorno all’origine del Mattinale, sotto la diretta responsabilità della presidenza di Forza Italia; «rafforzamento e coordinamento delle attività e della gestione del gruppo». Intesa benedetta da Berlusconi: «Una dimostrazione di volontà partecipatìva e di unità». Da giorni Vito chiedeva un cambio di rotta, incalzando Brunetta. Ieri nella riunione del gruppo, l’ex presidente della commissione Difesa ha lanciato il suo affondo, ha chiesto la chiusura del Mattinale per i costi ritenuti eccessivi, ha proposto di votare il nuovo capogruppo. «Renato, se vuoi, puoi ricandidarti», avrebbe detto Vito che ha motivato la sua posizione con la necessità di una gestione più collegiale e democratica, meno monocratica. Per Vito da rivedere, rivelano alcuni azzurri, ci sarebbe anche la gestione dell’ufficio legislativo, da mettere al servizio di tutti i deputati. Dunque l’expresidente della commissione Difesa è uscito allo scoperto facendo sorgere m molti il sospetto che dietro la sua sortita ci fosse addirittura Berlusconi. Dopo l’intervento di Brunetta e prima di quello di Vito aveva preso la parola Mariastella Gelmini. La coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia, raccontano, avrebbe sottolineato la necessità di un dibattito franco senza gettare la polvere sotto il tappeto, precisando che nessun incarico è per sempre.

Alle critiche Brunetta ha risposto con un resoconto dettagliato dei suoi due anni e mezzo alla guida di Forza Italia.

E sulla richiesta del voto ha replicato: «Non è previsto dallo statuto. I capigruppo sono sempre stati acclamati tutti su proposta di Berlusconi: questa è la regola». Quanto al Mattinale, Brunetta ha precisato che l’house organ costa 1’8 per cento dell’intero bilancio del gruppo. La riunione del gruppo, cominciata alle 16,30, è stata poi interrotta per consentire ai deputati di partecipare al voto m aula. Quando è ripresa, due ore dopo, il clima è apparso subito cambiato. Evidentemente la pausa è servitaper smussare gli angolie sull’asse Roma-Arcore si è lavorato per avvicinare le posizione. E in effetti, alle 20,30, una nota del gruppo annuncia che i deputati hanno approvato la proposta del capogruppo. Brunetta resta in sella.