“Di notte”: un libro sugli anni del FdG romano in lotta contro tutti

Com’era la militanza nel Fronte della Gioventù degli anni Ottanta? Era un’avventura goliardica ,in parte ancora invischiata nei cascami dei rituali antifascisti e allo stesso tempo era sperimentazione di nuove strade per testimoniare i valori della destra giovane e anticonformista, spesso distante dai vertici di un partito, il Msi, che faticava ad adattarsi ai tempi nuovi. C’è tutto questo nel racconto appassionato, sincero e commovente che fa Giuseppe Iellamo nel suo libro Di notte. Militanti, colla e manifesti, a Nord del Tevere dalla fine degli anni Settanta all’alba del terzo millennio (Settimo Sigillo), presentato domenica a Roma dinanzi ad una platea di oltre centocinquanta persone.

L’esperienza dell’autore, giovanissimo studente del liceo romano Dante Alighieri, matura nella sezione Aurelio, guidata dai fratelli Tony e Andrea Augello. Un nucleo che fin dagli anni Settanta, come molte altre sedi missine, ha dovuto contendere giorno dopo giorno spazi di agibilità nel quartiere fronteggiando gruppi agguerriti dediti all’antifascismo militante. Nel decennio che si concluderà con la caduta del muro di Berlino la situazione non è granché cambiata ma i ragazzi del FdG non sono più interessati all’attivismo vecchio stile: vogliono avventurarsi, e lo faranno, in iniziative che cambieranno il volto del movimento giovanile. Iellamo racconta tutte queste tappe, oltre la colla e i manifesti (imprese notturne che in ogni modo cementano un gruppo umano e fanno scaturire riflessioni e confessioni). Narra di quando il suo nucleo giovanile partecipa al ritorno all’Università dei ragazzi del Fronte (zona inibita alla destra dopo il ’68), del sit in di protesta a Nettuno contro il corteo presidenziale di Bush, della manifestazione contro il nucleare alla centrale di Latina, del blitz nell’aula del tribunale di Bologna per rivendicare l’estraneità della destra all’orrenda strage del 2 agosto 1980, del girotondo davanti al Parlamento in piena bufera Tangentopoli con le t-shirt con la scritta “arrendetevi siete circondati”. E poi di episodi più intimi, più privati, in cui l’amicizia con i ragazzi-camerati si salda e si fortifica, diviene “forma” con una sua valenza di bellezza come i kata di judo cui l’autore si dedica ora da grande, destreggiandosi tra la famiglia e la professione di avvocato. Un libro che si apre con un richiamo al coraggio come amore, amore verso un passato che non si rinnega e che era necessario raccontare. E si chiude ancora con un’invocazione del coraggio, inteso come fiducia nelle persone e nella loro capacità di trasformare una realtà che è rimasta imperfetta.

Il libro è una narrazione in forma diaristica dove qua e là compaiono altri “inserti”: i racconti dei militanti di allora, che spiegano ed elaborano a loro volta quel vissuto così diverso da quello dei loro coetanei. Giornate che non si dimenticano e restano forse l’eredità più viva ed efficace di quella fase scapigliata che caratterizza solo la gioventù di chi si sente contro, di chi si sente differente, di chi non si rassegna all’esistente.