Bloomberg lancia l’allarme: le borse cinesi rischiano un nuovo crash

Nuovo rischio crasch dei titoli cinesi. L’allarme è di Bloomberg. Ed è serio. Le borse cinesi riprovano infatti a ‘bluffare’, con una corsa sostenuta dalla speculazione e non dalla crescita dei fondamentali delle aziende quotate. Dopo il crollo con cui nel corso della scorsa estate sono stati bruciati 5 mila miliardi di dollari di capitalizzazione sui listini di Shanghai e Shenzhen, interrompendo una galoppata borsistica che non trovava riscontro in un aumento dei profitti aziendali, sui listini del colosso asiatico è tornato il cosiddetto ‘toro’. Ovvero il “bull market”. Dai minimi dell’estate sia Shanghai che Shenzhen hanno recuperato o1ltre il 20%, entrano in una fase di ‘bull market’. Ma questo è avvenuto, rileva Bloomberg, nonostante nel terzo trimestre i profitti a Shanghai siano stati nel 68% dei casi inferiori alle stime degli analisti. E nonostante l’economia cinese mostri continuamente segnali di rallentamento. Si tratta di un “bear market rally”, cioè di una corsa di un mercato ribassista, secondo Hao Hong, strategist di Bocom International Holdings, l’analista che aveva anticipato il crollo estivo delle borse cinesi. Mentre Michael Every, a capo della ricerca sui mercati finanziari di Rabobank, parla di “rimbalzo del gatto morto”. E gli investitori esteri sembrano essere d’accordo con gli analisti di Bloomberg, come dimostra la riduzione delle loro ‘puntate’ sulle Borse della Cina Continentale, con investimenti in calo consecutivamente da quattro settimane. “E’ molto difficile considerare questo rally sostenibile senza un recupero degli utili” spiega ancora a Bloomberg, Tony Chu, gestore che amministra 18 miliardi di dollari di investimenti alla Rs Investment di Hong Kong. “E’ anche questa volta una bolla. E’ guidata dalla liquidità e non dagli utili. Non c’è stato alcun cambiamento nei fondamentali” conferma Chen Li, strategist a Credit Suisse per il mercato azionario cinese. Il nuovo rally dei listini arriva dopo il dispiegamento di un poderoso arsenale di provvedimenti da parte del governo di Pechino e della People’s Bank of China, la banca centrale cinese, allo scopo di dare liquidità al mercato, sostenere i corsi azionari e rianimare la fiducia di chi scommette a Shanghai e Shenzhen, inclusi 90 milioni di cittadini attratti dalla prospettiva di guadagni facili. E proprio alle misure di sostegno del governo e alle mosse della Pboc, che in un anno ha tagliato sei volte i tassi di interesse, guardano gli investitori, rassicurati anche dal piano economico recentemente approvato dal Partito Comunista che prevede una crescita minima del pil del 6,5% per i prossimi cinque anni. “Al momento i profitti aziendali non sono al centro dell’interesse. Ha tutto a che vedere con la Pboc e la sua politica monetaria” rileva Sam Le Cornu di Macquarie Investment.