«Sono un uomo ma mi vesto da donna. In quale categoria mi mettete?»

Si può essere un uomo-donna, felice e convinto? Sembrerebbe di sì: e nell’infinito dibattito su genere e sessualità si inserisce il caso outsider riportato dal Corriere della sera di Stefano Ferri, imprenditore milanese cinquantenne, sposato e papà di una bambina di sette anni. Un esponente fiero e sereno – per suo stesso riconoscimento – della categoria più trasversale di tutte: quella rappresentata dagli uomini che si sentono a loro agio solo in abiti femminili.

L’uomo-donna e la categoria dei crossdresser

E così, smarcando a destra, a sinistra, e persino dal centro, i colleghi della Lgbt (Lesbian, gay, bisex, trans), Stefano vestito come Stefania, nell’intervista rilasciata al quotidiano di via Solferino suggerisce come, e spiega perché, alla nota sigla che copre tutto l’arcobaleno delle identità sessuali «si dovrebbe aggiungere la C di crossdresser, categoria di uomini che si sentono bene vestendosi da donna, senza per questo mettere in discussione il proprio orientamento sessuale». «Esistiamo anche noi», spiega Ferri interpellato dal Corriere mentre è al volante per andare al lavoro, e dopo aver affrontato la prima sfida della giornata: raggiungere il garage col tacco 11, e inguainato in una elegante gonna al ginocchio. «In tanti, mi dicevano “Ma perché non ti travesti di notte come fanno altri signori rispettabili?”. Questa cosa mi fa orrore», spiega l’uomo mentre si dirige verso l’ufficio che condivide con il giovane socio. «Il suo lavoro – scrive il quotidiano – lo porta spesso a fare la valigia» e lui, a riguardo, rivela: «Non ho nulla di maschile nel mio guardaroba».

Una transizione sofferta

Già, perché Stefano Ferri, 50 anni, marito convinto, padre di una bambina piccola, professionista-imprenditore nel turismo congressuale, da 13 anni indossa solo mise femminili. «Tutte le mattine si alza alle 6 – riporta il servizio del Corriere online – fa colazione con la sua famiglia, che lui chiama “le mie donne”, e si prepara: gonna o abiti, blazer e sandali stiletto». Ma a dispetto della serenità e della convinzione con cui sembra descrivere la convivenza delle sue due anime, anche la sua, come quasi tutte, deve essere stata una transizione sofferta, cominciata con «la svolta», individuata nel settembre del 2002, quando in una vetrina Stefano vede un kilt. «Sono andato e l’ho preso. Gradualmente ho cominciato a scegliere solo abiti femminili». E da lì, un crescendo: «Immancabili lo smalto alle mani e ai piedi» e un filo di fondotinta per coprire la barba. «In me esiste Stefano che ha passioni maschili, calcio, libri gialli, film d’azione, eterosessuale», spiega Ferri, che poi aggiunge: «E c’è Stefania, votata a un solo uomo, che sono io». «Ma Stefano ama le donne e con loro fa l’amore come un uomo» scrive il Corriere. E allora: «Anche mia moglie è stata vittima di Stefania. Ma mi è sempre stata vicina – argomenta Ferri – . Sono consapevole del disagio che le ha provocato la mia nuova identità. Di più, con me ha fatto una figlia. Emma è una bambina speciale, è una leader nata lei, l’esatto contrario di quello che sono stato io. Da bambino reprimevo Stefania perché mi sentivo meno di zero. Ognuno di noi è leader quando esprime se stesso». Sofferto, ma pur sempre un leader, anche quando esprime più anime e più espressioni fisiche del suo «se stesso»?