Solo ora Repubblica va a Pittsburgh: «Marino? Meglio dimenticarlo»

Ignazio Marino e quelli di Repubblica un tempo erano amici. Tutto cancellato. Il quotidiano del Gruppo l’Espresso ha addirittura mandato un suo inviato a Pittsburgh per rinvangare una storia morta e sepolta, alla quale Il Foglio dedicò decine di articoli in passato (e per i quali venne condannato assieme ad altri giornali per i “toni scandalistici” con cui aveva dato la notizia). Stavolta Corrado Zunino riesce a ottenere più di qualche dichiarazione protocollare. Ne esce il racconto di una vicenda sgradevole nei contenuti e nella forma. Il sindaco di Roma dimissionario, che operava tra gli Stati Uniti e Palermo, venne allontanato senza mezzi termini per una storia molto simile quella del Campidoglio. «A Marino – scrive l’inviato di Repubblica – fu concessa una settimana per liberare l’ufficio di Palermo, gli venne indicato nome e cognome della persona a cui lasciare auto, chiavi dell’auto e dell’appartamento, telefonino, cercapersone, computer portatili, carte di credito aziendali, gli fu anche intimato di non fare ritorno a Pittsburgh».

A Pittsburgh dicono: «Da Marino irregolarità intenzionali e deliberate»

«Eravamo sorpresi che della storia degli ottomila dollari contestati non si fosse detto più nulla, ma noi non avevamo alcun interesse a sollevare un caso», dicono dall’Università americana che ha licenziato il chirurgo genovese. L’articolo non dice niente di nuovo rispetto a quanto ripetuto e, purtroppo per gli elettori romani, silenziato anche da Repubblica. Oggi si scrive che al chirurgo Marino «è sulle minuzie che arrivano le contestazioni. Un precedente che tornerà negli anni da sindaco, una coazione a ripetere che taglierà le gambe prima a un chirurgo scalatore e poi a un intraprendente politico. Ottomila dollari contestati in nove mesi (in attesa di controllare a ritroso i cinque anni precedenti). Una piccola cresta. Messa così, nero su bianco il 6 settembre 2002, dal superpresidente Jeffrey Romoff: “Riteniamo di aver scoperto una serie di irregolarità intenzionali e deliberate con note scritte da lei a mano e sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi delle persone indicate sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’Upmc di Palermo”. Dozzine di ricevute duplicate, scrisse il presidente. Irregolarità intenzionali e deliberate, sottolineò. Dimissioni immediate, da controfirmare seduta stante». Marino se ne andò e cominciò la carriera politica. Tutto il resto è cronaca.

Si parla di Pittsburgh solo 13 anni dopo: perché?

Colpisce, tra i tanti commenti apparsi sul sito del quotidiano, la maliziosa obiezione di un lettore: «Repubblica una settimana, un mese fa dove era con quest’articolo? Le spese pazze del sindaco – scrive Dondi Jack – sono una faccenda solo d’adesso? Solo adesso s’è sentita l’esigenza di scavare e di mettere al corrente i lettori? È questa la maniera (intrisa di convenienza politica e ipocrisia) di informare l’opinione pubblica che sta allontanando le persone dai grandi gruppi editoriali…». Buona domanda, che meriterebbe più di una risposta.