Nuova vita per i CIE: con le regole UE, ci saranno più espulsioni

Finiti da tempo su una sorta di binario morto, i contestati Cie (centri di identificazione ed espulsione) avranno presto vita nuova. La revisione delle regole europee, la necessità di accogliere chi ha diritto all’asilo e non i migranti “economici”, di fatto considerati clandestini, l’introduzione degli “hotspots” – l’iniziale accoglienza dopo lo sbarco con le procedure di fotosegnalamento e impronte digitali – sono, già da soli, fattori determinanti per un rilancio di quei centri. Perché il numero dei migranti irregolari aumenterà. Oggi viaggiano a pieno regime, sempre al limite della capienza, i Cara (centri di accoglienza per i richiedenti asilo). In tutta Italia i Cie, previsti per i migranti resistenti a ogni forma di identificazione o già destinati all’identificazione voluta dalla Uè porterà tensioni nei centri attuali all’espulsione, annoverano al momento circa 400 persone.

L’identificazione voluta dalla Ue porterà tensioni nei centri attuali

«Il sistema deve essere ripensato-spiega il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione (Pd) – lo scenario sta cambiando. Possiamo, anzi forse dobbiamo immaginare un allargamento e un potenziamento di questi centri. Ma – sottolinea Manzione – con la modifica di quel regime para-detentivo oggi ingiustificato. Va quantomeno ridotto». A differenza dei Cara, infatti, nei Cie i migranti hanno restrizioni alle libertà personali molti simili a quelle di un carcere: sono clandestini a tutti gli effetti.

L’introduzione degli hotspots, come chiede l’Europa, aumenterà la quota dei migranti “economici” da espellere.

Si aggiungerà lo snellimento e l’accelerazione delle procedure di valutazione – si legge su “Il Sole 24 ore” – delle istanze di asilo, da parte delle commissioni territoriali, che farà crescere la quota dei non aventi diritto. Tutti clandestini, in definitiva, da portare nei Cie, se non c’è come spesso accade – la possibilità immediata di far decollare un volo di rimpatrio. La riduzione dei tempi di permanenza, da 90 a 60 giorni, ha già consentito una deflazione delle presenze. Oggi ci sono in teoria 750 posti disponibili; con i lavori di ristrutturazione in corso in altre strutture, per l’inizio del 2016 il Viminale può arrivare a 1.500 posti. Difficile, però, dire se sono sufficienti. Anche perché dietro l’angolo c’è un rischio concreto e immediato: se gli accordi bilaterali con i Paesi d’origine non ci sono e i voli di rimpatrio non decollano, con le nuove procedure di identificazione e i flussi di sbarchi ancora incessanti i 1.500 posti si riempiono in un attimo.