Mario Arillo, il sommergibilista della Decima che salvò il porto di Genova

Il 27 settembre di 15 anni fa ci lasciava la Medaglia d’Oro Mario Arillo, comandante di sommergibile della Decima Mas: era nato alla Spezia nel 1912, dove morì. Arillo, che aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana, aveva anche avuto tre Medaglie d’Argento al valor militare e una Croce di Ferro. Nel 1932 uscì dall’Accademia navale di Livorno, di cui era stato uno dei più brillanti studenti, come Guardiamarina. Il suo primo imbarco fu sull’incrociatore Trieste. Ma già l’anno successivo venne promosso sottotenente di Vascello, prestando servizio sull’esploratore Giovanni da Verrazzano. Nel 1936 fu ufficiale in seconda sul sommergibile H.2, l’anno successivo, nominato tenente di Vascello, si imbarcò sugli incrociatori Trento e Trieste. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si imbarcò sul sommergibile Ettore Fieramosca, e nel 1941, ormai al comando di un altro sommergibile, l’Ambra, affondò con due siluri, a sud di Creta, l’incrociatore di Sua Maestà britannica Bonaventure. Nello stesso anno, dopo il fallito attacco italiano alla Valletta, incontrò il comandante Junio Valerio Borghese e si offrì di entrare della Decima Mas. Nel 1942, ormai nella Xa, trasportò uomini e mezzi nei teatri operativi più pericolosi, forzando tra le altre cose il porto di Algeri, distinguendosi per l’efficacia delle sue azioni e per il fatto che non abbandonò i suoi marò, neanche in situazioni difficilissime, soprattutto per un sommergibile. Questo comportamento eroico gli valse la Medaglia d’Oro al valor militare. Nel 1943 assunse il comando del sommergibile S.5 e lo conservò sino all’8 settembre, che lo sorprese nel porto di Danzica. Lì rifiuto di consegnare i mezzi e ai tedeschi né permise che i suoi uomini fossero disarmati, non ammainando mai il tricolore. Trasferitosi con 400 suoi uomini in Nord Italia, aderì tra i primi alla Marina della Rsi. Diventato uno dei vice del comandante Borghese, Arillo continuò a combattere sino agli ultimi giorni contro gli alleati, affondando parecchie navi. Nelle ultime ore della guerra, si era nell’aprile 1945, il capitano di Corvetta Arillo contribuì in modo fondamentale ed efficace a salvare il porto di Genova, che i tedeschi in ritirata avrebbero voluto far saltare. Arillo si schierò con i suoi uomini e mezzi dentro al porto impedendo a chiunque di entrare. Dopo la guerra, il cardinal Siri, arcivescovo di Genova,  ringraziò pubblicamente Arillo per questo suo gesto, grazie al quale le infrastrutture portuali erano state salvaguardate. Il cardinal Siri raccontò pure che il 24 aprile 1945 aveva implorato Arillo di attendere l’arrivo degli alleati e arrendersi, ricevendo però un rifiuto: Arillo chiese per sé e per i suoi l’onore delle armi. Nell’immediato dopoguerra contribuì coraggiosamente, come del resto molti uomini della Decima, allo sminamento dei porti italiani. In quel periodo entrò nella riserva, conseguendo i gradi di capitano di Fregata e di Vascello. Negli anni successivi lavorò per l’onore della Marina militare attraverso scritti e conferenze, e se l’Italia ha avuto un’eccellenza come la scuola di Maricosom, lo si deve in gran parte a ufficiali come Mario Arillo.