Immigrazione, l’Ungheria invia militari e blindati al confine con la Serbia

Mentre l’Europa si balocca e si riunisce per cercare una soluzione, la nuova legge sul controllo dell’immigrazione voluta da Orban entra in vigore in Ungheria. E così militari e mezzi blindati stanno già affluendo nella zona di Roeszke nel sud del Paese, a ridosso della frontiera con la Serbia, nell’imminenza appunto dell’entrata in vigore a mezzanotte delle norme piu’ restrittive in fatto immigrazione, con la chiusura della frontiera e l’arresto di chi entrera’ illegalmente in Ungheria. La polizia e l’esercito stanno completando la costruzione della barriera metallica e filo spinato, sigillando anche il passaggio lungo la ferrovia Subotica-Szeged, battuta finora dalla marea di migranti in marcia verso nord. La nuova legge ungherese prevede condanne fino a tre anni di carcere per chi viola i confini. Il governo serbo ha detto di temere un nuovo flusso da nord di migranti respinti al confine ungherese. Frattanto i numeri sono impressionanti. Nella sola giornata di domenica sono stati 5.809 i migranti e profughi entrati in Ungheria dalla vicina Serbia, nuovo record di arrivi in un sol giorno. Ne ha dato notizia la polizia, citata dai media a Belgrado. Sabato gli arrivi erano stati 4.330. E’ corsa contro il tempo per entrare in Ungheria, dove alla mezzanotte di oggi scattano le nuove norme restrittive in fatto di immigrazione che prevedono l’arresto e la possibile condanna fino a tre anni per chi passa illegalmente il confine. Ad aver espresso a più riprese una netta opposizione alle quote obbligatorie per la ridistribuzione su base Ue di 120 mila profughi sono i Paesi dell’Est del gruppo di Visegrad: Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia. E sebbene la posizione di Varsavia nei giorni scorsi si sia ammorbidita, il tema delle quote obbligatorie resta una spina nel fianco. Anche la Romania ha più volte ribadito il suo no. Il ministro delle Finanze finlandese Alexander Stubb invece venerdì aveva spiegato che Helsinki avrebbe partecipato allo schema di ricollocamento di 120 mila profughi, accogliendo i 2400 previsti dalla Commissione Ue ma “su base volontaria”. Secondo la roadmap della presidenza lussemburghese, oggi si cercherà di arrivare ad una prima intesa politica sui principi generali delle proposte del piano Juncker. Poi sarà necessario molto lavoro tecnico per stringere un “accordo completo” l’8 ottobre, quando i ministri dell’Interno Ue si riuniranno di nuovo. Nel caso oggi non si trovasse l’intesa, è possibile che si arrivi a convocare un vertice straordinario dei leader. Sul tavolo dei ministri oggi c’è anche lo schema dei 40mila ricollocamenti da Italia (24mila) e Grecia (16mila). Su questo, secondo fonti Ue, non ci dovrebbero essere complicazioni, dato che si tratta di “un’adozione formale”. Tuttavia, dato che a luglio, a causa delle resistenze di alcuni Paesi, gli impegni volontari degli Stati membri si erano fermati a quota 32.256, da qui a fine anno si dovranno trovare i Paesi disponibili ad accogliere gli ottomila mancanti. E intanto, anche la Slovacchia e Austria hanno introdotto controlli temporanei alle frontiere con l’Ungheria.