Dopo il “tradimento”, verdiniani beffati: i loro voti a Renzi già non servono più

Sorpresa: proprio nel giorno in cui l’Alleanza liberalpopolare-Autonomie, battezzata da Denis Verdini, incassa il passaggio da Forza Italia al Misto della Camera dei deputati Ignazio Abrignani, Luca D’Alessandro, Monica Faenzi, Giuseppe Galati, Giovanni Mottola, Massimo Parisi e Francesco Saverio Romano, al Senato arriva il sì alla riforma istituzionale di un altro senatore, Giuseppe Ruvolo del gruppo Gal e l’accordo nel Pd. E d’incanto la pattuglia dei verdiniani termina, almeno numericamente, di essere decisiva a Palazzo Madama. L’intesa raggiunta nel Pd, infatti, oltre a ricompattare il partito sul dossier riforme dà al governo un sostegno in cifre “rilevante”: 28 erano infatti i senatori Dem pronti a votare i propri emendamenti su un’elettività dei senatori che, almeno in teoria, a Palazzo Madama contava su ben oltre 170 sostenitori. Ma con l’intesa sancita ieri nel Pd i numeri del potenziale sì alla riforma cambiano. Tra i Dem, infatti, al momento i no si contano in non più di due o tre (Walter Tocci lo ha annunciato in Aula) con il risultato di circa 111 sì, nel gruppo, al ddl Boschi. A questi vanno aggiunti i 35 ok che giungeranno da Ap, i 14 senatori del gruppo Autonomie (escludendo i senatori a vita), almeno 5 sì del gruppo Misto (gli ex M5s Bencini e Romani, ora Idv e gli ex azzurri Bondi e Repetti oltre a Benedetto della Vedova) e i senatori Gal Naccarato, D’Onghia e Davico. Si arriverebbe così a 168 sì, senza contare il quasi certo ok di almeno tre senatori a vita e il sostegno che potrebbe arrivare da altri due o tre esponenti del gruppo Misto. Con il risultato che, la maggioranza assoluta di 161 risulterebbe superata anche senza i 13 ok assicurati da Ala. Tredici voti che, tuttavia, potrebbero comunque risultare determinati nel corso delle votazioni in Aula. I sì al ddl, infatti, restano comunque a rischio di qualche defezione ulteriore, ad esempio targata Ap, dove prima dell’intesa si contava comunque una pattuglia di una decina “dissidenti”. Ma, almeno sulla carta, il governo sembra aver blindato i numeri della riforma che, con i sì di Ala, potrebbe anche superare quella quota 183 raggiunta – con FI nel Patto del Nazareno – alla prima lettura al Senato.