Cercasi destra di governo per andare anche “oltre Salvini”

4 Set 2015 7:11 - di Redazione

L’elettorato di destra è ancora rinserrato nei suoi ranghi: per ora si è messo alla finestra in attesa di una proposta politica più allettante di quella fornita fin qui. Solo di fronte alle posizioni più estreme e radicali, come quelle proposte dalla Lega salviniana, ha incominciato a rimobilitarsi. Finora la Lega ha pescato nel serbatoio forzista, ma essendo questi temi trasversali e fortemente emotivi può intercettare anche componenti di sinistra, spaventate dall’ “invasione” di immigrati e dall’impennarsi dei reati, e disposte quindi a sostenere chi dia l’impressione di occuparsene più decisamente.

Salvini è l’unico elemento trainante del suo campo.

Berlusconi non soltanto perde i pezzi, Verdini da un lato e Fitto dall’altro, ma non offre nulla di credibile al proprio elettorato. Quell’impasto di vitalismo e spinta innovativa che il Cavaliere incarnava, e su cui si è fondata tanta parte del suo successo, si è disfatto. Non c’è più “forza” nella sua offerta politica, e men che meno novità. Ma se il berlusconismo rampante è disarcionato, i suoi elettori non vogliono approdare alle rive del Pd. Rimangono ancorati al loro spazio tradizionale in attesa di qualcuno che li riporti al voto.

In Italia, però, manca il soggetto politico che incarni una destra moderata-conservatrice

Manca una destra di governo – scrive il Prof. Ignazi sull’Espresso – in grado di connettersi con i Repubblicani di Sarkozy, i Conservatori di Cameron o la Cdu della Merkel. Una destra di questo genere poteva (forse) nascere nel 2010 se Gianfranco Fini non fosse stato fermato da un inopinato ritardo nel mettere ai voti la mozione di sfiducia al governo Berlusconi. Ed ora che è rimasto in campo solo il Carroccio, manca una destra di governo. L’assenza di una alternativa plausibile alla sinistra – e al M5S – lascia milioni di elettori moderati senza rappresentanza. La ricomposizione della destra, questa volta lungo una linea di “normale” conservatorismo europeo, è quindi auspicabile per il buon funzionamento del sistema politico.

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