Anche sulla statuetta in faccia al Cav, Obama e Hillary fecero i loro calcoli

Non sempre l’aggressione a un capo di Stato, e per lo più alleato, merita la solidarietà ufficiale della Casa Bianca. Se la vittima si chiama Silvio Berlusconi l’amministrazione guidata da Obama valuta, fa calcoli, temporeggia nel timore di mostrarsi troppo vicina all’ingombrante premier italiano. È andata proprio così in occasione dell’attentato al Cavaliere del 2009 quando a Milano venne colpito al volto da una statuetta-souvenir del Duomo.  Nell’ennesima puntata dell’email-gate, tra le oltre settemila pagine di posta elettronica “privata” inviata e ricevuta dall’ex segretario di Stato, Hillary Clinton,  spunta fuori un’imbarazzante lettera inviata dal consigliere Sidney Blumenthal all’ ex first lady nella quale si danno consigli sull’opportunità di esprimere solidarietà a Berlusconi per il rischio di ripercussioni politiche, di strumentalizzazioni.

Obama e Berlusconi

Nella lettera, datata 15 dicembre 2009,  vengono dati consigli su come comportarsi con l’Italia, suggerendo che Obama dovesse sì telefonare a Berlusconi per dimostrare solidarietà al leader di un paese amico ma che la pubblicizzazione della notizia avrebbe creato problemi. Con grande zelo il consigliere Blumenthal, 66 anni, esperto di politica estera, infatti si preoccupò di allegare anche due articoli di giornale per chiarire il pericoloso moto di simpatia verso il Cavaliere che si verificava in Italia per mettere in guardia l’amministrazione Usa.

La lettera a Hillary

«L’attacco fisico contro il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è un evento politico importante in Italia e in Europa. Il suo assalitore è una persona con problemi mentali, senza motivazioni politiche, che ha passato diverso tempo negli istituti psichiatrici da quando aveva 18 anni. Ciò nonostante, l’assalto ha ripercussioni significative – si legge nella missiva – da vittima, Berlusconi ha ottenuto molta solidarietà: è stato ferito, ha perso due denti e molto sangue, e i medici lo terranno in ospedale forse per una settimana in osservazione. L’attacco è arrivato in un momento in cui Berlusconi iniziava a perdere influenza politica, avendo perso la sua immunità. Berlusconi e il suo partito – continua il consigliere “privato” della Clinton – hanno sfruttato l’attacco in modo da usare a loro vantaggio la solidarietà nei suoi confronti, dicendo che i suoi oppositori politici hanno alimentato un “clima d’odio”. Attraverso appelli demagogici, stanno cercando di gettare discredito e respingere i procedimenti legali nei suoi confronti mettendo in difficoltà anche le inchieste giornalistiche sul tema». Insomma, scrive Blumenthal, «sarebbe opportuno e cortese che il Presidente chiami Berlusconi per esprimere le sue preoccupazioni circa la sua salute e augurandogli una pronta guarigione» ma Obama deve sapere i rischi che corre. «Berlusconi, dal canto suo, renderebbe di sicuro pubblica una telefonata di questo tipo», aggiunge preoccupato, e l’amministrazione democratica non può permettersi il lusso di apparire al mondo come “amica” del premier italiano, anche in un momento tragico come quello dell’aggressione subìta.