La scomparsa del Sud: la realtà in rivolta contro l’ottimismo di Renzi

Mentre eravamo tutti concentrati a non perdere la Greaa, abbiamo perso la Magna Grecia. È questo, in definitiva, il messaggio che ci danno i dati Svimez. C’è un’area dell’Europa che è andata peggio della Grecia da quando c’è l’euro, e quell’area è il Mezzogiorno d’Italia. Ma mentre la Grecia ha fatto e fa notizia, della Magna Grecia non importa niente a nessuno. Non importa alla Merkel o a Hollande, ovviamente, ma non sembra importare neanche a Renzi e al governo Italiano. Il quale non ha avuto alcuna reazione, di alcun tipo, encefalogramma piatto, di fronte alla rivelazione statìstica di una catastrofe nazionale.

Renzi aveva detto fin dall’inizio che di Mezzogiorno era stanco di parlare

Il premier ha contribuito a diffondere nel discorso pubblico italiano la convinzione che la questione meridionale sia ormai un «basket case», un dossier da gettare nel cestino perché senza soluzione possibile. Cosi sono sempre più numerosi gli snob che ad ogni rapporto Svimez si sentono legittimati ad alzare il ditino per dire: che noia il Mezzogiorno, aboliamolo. In quanto al fare, il governo di Roma non ha fatto niente. Non dico niente di straordinario, che quello non sarebbe nemmeno possibile di questi tempi; intendo niente di ordinario. Quando qualcuno si dolse per l’assenza di un ministro del Mezzogiorno nel governo Renzi, gli fu risposto che se ne sarebbe occupato Delrio direttamente da Palazzo Chigi.

Sud: se solo Roma riuscisse ad evitare che le Regioni buttino fondi europei nel lavandino

Delrio cadde dal cerchio magico, e fu spostato alle Infrastnitture, e gli furono tolte quelle deleghe. Che non sono state però date al suo successore a Palazzo Chigi, De Vincenti, e dunque ad oggi è impossibile dire chi si occupi di Mezzogiorno e di fondi europei nel governo. Poi ci sarebbero i governatori delle Regioni meridionali. Ma sono tutti del partito di Renzi, e per quanto strillino e strepitino per spacciarsi come una nuova Lega Sud, alla fine abbozzano e tacciono. Oltretutto non sembrano stimarsi molto l’uno con l’altro, e dunque non riescono neanche a realizzare quel coordinamento meridionale che si formò ai tempi di Bassolino e Vendóla, e che almeno ogni tanto a Roma si faceva sentire. La classe dirigente italiana sembra essersi insomma convinta che le sorti dell’Italia possano fare a meno del Sud. Errore clamoroso.