Pera contro i preti alla Galantino: “Fanno solo politica, non pregano più”

«Frattura insanabile tra vescovi e centrodestra? No. Il pericolo grave che intravedo nelle parole di monsignor Nunzio Galantino è un altro: che la Chiesa stia virando verso la politica, verso una teologia della liberazione». Lo dice al Corriere della Sera Marcello Pera, ex presidente del Senato, commentando le affermazioni del segretario generale della Cei sull’accoglienza agli immigrati. Pera, filosofo teocon che nel 2004 ha scritto un saggio a quattro mani addirittura con Joseph Ratzinger sulle radici cristiane dell’Europa, si dice allarmato «per la posizione ideologica espressa» dalla chiesa cattolica. «Penso – dice Pera all’intervistatrice – che quella del segretario generale della Cei sia una posizione politicizzata ma non riguarda la destra, la sinistra o Beppe Grillo. Il problema è che parla in modo politico. C’è una reinterpretazione del cristianesimo. E indica come via una laicizzazione del cristianesimo. La carità e la misericordia sono nostri doveri. Ma non devono essere trasformati in diritti degli altri».

Pera a Galantino: «Il problema sono 4 leghisti o un miliardo di islamici?»

E davanti a questa deriva, la chiesa che fa? Nulla, secondo il filosofo cattolico. «Davanti alla cultura dei diritti degli altri», c’è un vuoto, come confermano le lacune educative nelle stesso scuole cattoliche. «A scuola ai miei nipotini, spiegano chi è Babbo Natale ma non insegnano più una preghiera. Che Paese sarà questo? Che cosa resterà della nostra identità, della nostra tradizione e civiltà? Che si aiuteranno gli altri? Mi sembra un po’ poco. E inoltre vedo delle contraddizioni». Quali?  «Se si trasforma il cristianesimo, la religione della carità, in ideologia dei diritti. Una teologia della liberazione già sperimentata in Sudamerica», spiega. «Se riduciamo il cristianesimo a teologia politica dei diritti allora non mi pare così coerente poi parlare di dialogo con Islam. Dov’è lì la cultura dei diritti degli altri?». Insomma, secondo Pera è assurdo sostenere «che quattro legisti creano meno problemi di qualche miliardo di islamici».