In vendita anche i porti italiani. Da Capri a Trieste business da 50 milioni

I porti sono diventati il business dell’anno. La Grecia, pressata dai creditori, ha messo in vendita i porti del Pireo e di Salonicco. E da noi, in Italia, capita qualcosa di “apparentemente analogo”, rivela il Corriere della Sera, che dedica un’inchiesta di Andrea Ducci all’argomento. Lo Stato, attraverso Invitalia, società controllata dal ministero dell’Economia, sta vendendo cinque porti turistici. All’asta sono finiti moli e portili a Capri, la marina di Portisco in Costa Smeralda, la marina d’Arechi nel golfo di Salerno (un progetto da mille posti barca dell’archistar Santiago Calatrava), il porto delle Grazie e Roccella Jonica e l’area di Porto Lido a Trieste. Per un totale di 2.500 posti barca disseminati lungo le più belle e conosciute coste italiane. Un patrimonio che vale almeno 50 milioni di euro. Un patrimonio che “nei piani della società pubblica – scrive il Corriere – avrebbe dovuto essere valorizzato per attrarre investimenti e promuovere lo sviluppo dei porti turistici”. Il progetto, importante e ambizioso, era nato una decina di anni fa, con il nome di “Italia Navigando” (società controllata da Invitalia), per realizzare una rete di 50 porti turistici e la bellezza di 50 mila posti barca. Insomma, l’idea era quella di uno Stato che investisse massicciamente nel settore della nautica da diporto, creando un vero e proprio polo di attrazione turistico lungo tutta la penisola, con particolare riguardo per le aree del meridione.

Porti, il progetto fallito di Italia Navigando

Alla presidenza di Italia Navigando è arrivato nel 2010 un ex deputato ds, il leccese Ernesto Abaterusso, “legato da una lunga consuetudine con Massimo D’Alema, che quest’anno ne ha sostenuto la candidatura al consiglio regionale della Puglia”. Peraltro, proprio in Puglia, erano programmati investimenti rilevanti, a partire dalla stessa Gallipoli, dove erano previsti 379 posti barca. Fatto sta che “i porti turistici ad Abaterusso hanno fruttato più di un grattacapo. L’ex presidente di Italia Navigando (che intanto è finita in liquidazione sepolta dai debiti) è iscritto nel registro degli indagati per la vicenda del nuovo porto della Concordia di Fiumicino, un progetto per una maximarina da 1500 posti barca e 400 milioni di investimenti sulla costa laziale”. A luglio la procura di Civitavecchia ha chiuso le indagini sui lavori di costruzione del porto, partecipato da Italia Navigando, e sta per chiedere il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio, frode e appropriazione indebita. Nel registro degli indagati figurano anche Domenico Arcuri, attuale amministratore delegato di Invitalia, e Manlio Cerroni, “dominus incontrastato nella gestione e raccolta dei rifiuti a Roma”. Insomma, stando così le cose, dal bando per la privatizzazione dei porti è stata esclusa la vendita del porto della Concordia, mentre la scadenza del bando, fissata la 13 luglio, è stata prorogata di un mese. Ma c’è chi sostiene che le modifiche apportate al bando penalizzano i privati e che, a dispetto della legge che obbliga i comuni con meno di 30 mila abitanti a dismettere le società partecipate, gli enti pubblici potrebbero ancora avere un ruolo preponderante nella gestione dei porti. Vedremo  come andrà a finire. Ma c’è chi teme, non senza ragione, che più di una privatizzazione si rischi una svendita.