Nuovo video sulle torture al figlio di Gheddafi: «Ti spezziamo le costole»

Spuntano nuovi video che mostrano funzionari della sicurezza di Tripoli che minacciano di torturare Saadi Gheddafi, figlio dell’ex Colonnello detenuto in un carcere della capitale libica, se si rifiuta di fornire informazioni durante un interrogatorio. Le nuove immagini sono state pubblicate da al Arabiya e da social media – ha reso noto un sito di informazione locale – a due settimane da un altro video che mostra il terzogenito del rais mentre viene seviziato nella prigione di Habda, gestita dai miliziani di Tripoli. In uno dei video, senza data, a Saadi viene intimato di confessare altrimenti gli verrà sparato un proiettile da una pistola 23 mm. Poi un altro funzionario gli dice: «Le costole di Abdullah al Senussi (ex capo dell’ intelligence del regime, ndr) gli sono state rotte quando è entrato qui». Saadi chiede che gli venga rimossa la benda dagli occhi ma il suo aguzzino gli risponde: «Non ora, dopo». I funzionari gli chiedono poi quali legami abbia con gli islamisti o altri gruppi, ma il figlio di Gheddafi dice che ha paura di parlare: «Mi faranno del male, giuro su dio che mi faranno del male», replica, facendo riferimento a dei gruppi non meglio identificati. In un primo video che fece scalpore, reso noto lo scorso 4 agosto, Saadi appariva con una benda nera sugli occhi, vestito con una tuta verde mentre veniva schiaffeggiato e poi torturato in prigione. In quella occasione la procura di Tripoli chiese l’immediata apertura di un’inchiesta per fare luce su quanto accaduto. Saadi fu estradato dal Niger nel marzo del 2014 ed è rinchiuso da oltre un anno in un carcere di Tripoli con l’accusa di aver represso nel sangue i dissidenti del regime, oltre all’omicidio di un ex calciatore libico.

Sul Corriere la lettera per i due figli di Gheddafi

Il 7 agosto è stato lanciato un appello da alcuni politici italiani contro le torture ai due figli di Gheddafi. Nella lettera pubblicata sul Corriere della Sera, è stata firmata da Emma Bonino, ex ministro degli Affari esteri, Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, Fabrizio Cicchitto, presidente della commissione Affari esteri della Camera, Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio dei ministri, Antonio Martino, ex ministro degli Affari esteri, Giorgio Tonini, vicepresidente senatori Pd. «Da tempo – scrivono i firmatari – il Tribunale penale internazionale chiede la consegna di Saif al Islam e il trasferimento del processo all’Aia. La comunità internazionale deve sostenere questa richiesta con più forza e più decisione, con tutti gli strumenti di pressione di cui dispone. E lo stesso potrebbe essere fatto per il fratello Saadi».