La Chiesa del “politicamente corretto” se la prende anche con gli alpini

Dalla polemica della Chiesa con la Lega sull’accoglienza degli immigrati al divieto agli alpini di recitare la loro preghiera il passo è lungo. Ma nella diocesi di Vittorio Veneto è stato compiuto come se fosse la cosa più naturale del mondo, ennesimo segnale di una nuova stagione.  La diatriba con le penne nere investe anche il rapporto tra pacifismo, storia e fede in una regione cruciale come il Veneto, e il confronto col governo non risparmia le riforme istituzionali, col solito Galantino che oggi, nella sua lectio magistralis su Alcide De Gasperi (anticipata dal Corriere), si schiererà contro il rafforzamento dell’esecutivo: un terreno che nulla a che fare con la sua missione pastorale.

Voler difendere la «millenaria civiltà cristiana» per la Chiesa non va bene

Quanto accaduto nella chiesetta del passo San Boldo – si legge su Libero – è una metafora dei tempi che cambiano. Veciebocia da decenni, il giorno dell’Assunta, si recano in quella cappella che proprio loro costruirono negli anni Settanta e lì, prima della benedizione, declamano la “Preghiera dell’Alpino”. «Dio onnipotente», recita l’invocazione che oggi desta scandalo, «rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana». Parole scritte nel 1935 dagli stessi soldati, riviste durante e dopo la Seconda guerra mondiale, che agli occhi di certi prelati hanno la colpa di non invocare l’amore incondizionato tra i popoli e la pace universale. Anche perché c’è il rischio che i nemici della «millenaria civiltà cristiana» siano identificati negli immigrati, in gran parte islamici, dei quali la diocesi predica l’accoglienza.

Gli alpini in segno di protesta l’hanno letta al termine della messa, fuori dalla Chiesa

La pensa così anche il sacerdote Francesco Rigobello, che sabato ha chiesto di edulcorare la preghiera recitandone una versione politicamente corretta. Un affronto, per gli alpini. Che in segno di protesta l’hanno letta al termine della messa, fuori dalla Chiesa, ovviamente senza cambiarne una virgola È l’ultimo episodio, il più clamoroso, in una diocesi che sembra tenere più al rapporto con gli immigrati che a difendere quello che la lega agli alpini da oltre un secolo, rafforzato dalle sofferenze di due guerre mondiali. Già lo scorso anno diversi parroci, richiamandosi alle disposizioni del vescovo Corrado Pizziolo, avevano chiesto agli alpini di non recitare la preghiera ai funerali dei loro commilitoni. Un responsabile della diocesi aveva spiegato che il pensiero contenuto in quelle parole «sa tanto di crociata. Non vedo perché, ad esempio, la frase non possa essere sforbiciata dalla preghiera». Pizziolo è lo stesso che pochi giorni fa, assieme al vescovo di Treviso Gianfranco Agostino Gardin, ha chiesto ai veneti di aprire le porte agli immigrati, puntando l’indice sugli amministratori leghisti