Adesso anche Bill Clinton ha paura di Donald Trump: “Può vincere”

L’estate americana è stata dominata dall’imprevedibile Donald Trump. Un’estate calda, con sviluppi storici dall’accordo sull’Iran alla riapertura dell’ambasciata a Cuba. Ma è sulla politica interna, sul futuro della presidenza e appunto sul fenomeno di rottura Trump che si dibatte con frenesia, attenzione e, diciamolo, con una certa sorpresa. Lo riconosce anchel’expresidente Bill Clinton, inagrissimo, forma perfetta, capelli b ianch issimi, la voce un po’ rauca e strascicata di sempre, felpa blu su un paio di jeans.

«Attenti a Trump»! Ha trovato la chiave per stimolare il nervo scoperto di una parte degli elettori

«Sarebbe un errore sottovalutare Trump – dice Clinton a “Il Sole 24 Ore” – ha trovato la chiave per stimolare il nervo scoperto m una buona parte dell’opinione pubblica, parla chiaro e m modo diretto. Ha preso i suoi compagni repubblicani in contropiede, ha rimescolato le carte e pone per noi democratici un problema non immediato ma molto importante: il suo effetto traino potrebbe essere fortissimo».

Trump conferma la disillusione con Washington, con il vecchio modo di fare politica

«Sono d’accordo con il Presidente – dice Giuliani – Trump è qualcosa di più di un semplice fenomeno mediático, non basta la qualità dell’intrattenitore, ci vuole un pubblico pronto ad ascoltarti e lui l’ha trovato. Conferma la disillusione con Washington, con il vecchio modo di fare politica». Ma riuscirà a farcela? Riuscirà Donald Trump a vincere la nomination repubblicana? «Non credo – dice sicuro Giuliani – ma sarà un osso duro come dimostrano i sondaggi. Per il resto al partito non conviene, rischia di essere troppo divisivo sul piano nazionale. E le elezioni si vincono a novembre non alle primarie».

Per Clinton alla fine tra i repubblicani vincerà Jeb Bush

«Trump potrebbe anche farcela – mi dice Clinton- Come sappiamo nelle primarie tutto è possibile, le cose cambiano rapidamente. Il mio quadro di fondo restaperò invariato. Credo che alla fine fra i repubblicani prevarrà Bush». Tornando a Trump, Clinton non crede che in mancanza di una vittoria correrà come indipendente. Quando ha usato il termine “effetto traino”, Clinton intedeva dire che Trump potrebbe essere digrandeutilità al vincitore della nomination repubblicana mobilitando e contribuendo la sua base alla corsa finale: «Abbiamo calcolato che almeno 25 milioni di elettori sono sensibili al suo messaggio, si tratta di un seguito enorme che potrebbe fare la differenza nella corsa democratica». Ovvio che se Trump correrà come indipendente per i repubblicani visará invece un danno enorme.