Mafia Capitale, si fa strada la linea salva-Marino (ma con i tutori…)

Mafia capitale: si allontana lo spettro dello scioglimento per infitrazioni mafiose del Comune di Roma. Sembrerebbe, dunque, passare una linea più soft che così salverebbe Ignazio Marino e punterebbe alla rimozione di singoli funzionari, allo scioglimento di uno o più Municipi inquinati dalla corruzione, al commissariamento per via amministrativa di interi settori del Comune di Roma. Al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in prefettura – passaggio formale previsto dalla legge prima dell’invio delle conclusioni del prefetto al Viminale – non c’è stata una decisione definitiva e si attende la relazione che il prefetto Franco Gabrielli presenterà a breve al ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Mafia Capitale, si punta a salvare Marino

«Nel corso della seduta – si legge nel comunicato diffuso dopo l’incontro – il Prefetto di Roma ha illustrato le conclusioni espresse dalla Commissione di accesso nella relazione depositata il 15 giugno scorso ed ha svolto le proprie considerazioni. Sulla base del complesso degli elementi esposti e dell’ulteriore disamina svolta, il Comitato ha espresso le proprie valutazioni». Quel che è certo è che la relazione dei tre ispettori prefettizi portata da Gabrielli al tavolo del Comitato contiene pagine molto dure nei confronti dell’amministrazione capitolina, dove Mafia Capitale – come anticipato da alcuni giornali – avrebbe determinato “un’alterazione del procedimento di formazione degli organi elettivi e amministrativi”. Lo stesso Gabrielli parlando con i giornalisti nei giorni scorsi aveva sottolineato che nella relazione «c’è tanta di quella roba che basterebbe e avanzerebbe per evidenziare il degrado di molti costumi». L’alterazione documentata dagli ispettori avrebbe compromesso «il buon andamento e l’imparzialità» dell’amministrazione. L’organizzazione di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi ha in sostanza «condizionato pesantemente il contesto politico e amministrativo romano, determinando la nomina di ‘personaggi graditi’ in posizioni strategiche». Ed ha «realizzato una sistematica infiltrazione del tessuto imprenditoriale (…) e delle istituzioni locali attraverso un diffuso sistema corruttivo». Una relazione pesante nella quale gli ispettori indicherebbero come unica via lo scioglimento del Comune di Roma. Ipotesi che però sembrerebbe non convincere il prefetto, ma anche lo stesso procuratore capo Giuseppe Pignatone.

Commissariamento senza scioglimento

Per portare a termine l’opera, secondo le voci trapelate, potrebbe essere utile intervenire con misure più specifiche e che vadano a colpire quelle situazione di vertice amministrativo dove sono stati commessi gli illeciti, piuttosto che sciogliere il Campidoglio. Si sta, dunque, facendo strada la nuova ipotesi che ruoterebbe attorno al comma 5 dell’articolo 143 del Testo Unico sugli Enti locali. «Anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la sussistenza degli elementi di cui al comma 1… – si legge – con decreto del Ministro dell’interno, su proposta del prefetto, è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente, ivi inclusa la sospensione dall’impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte dell’autorità competente». In sostanza, la soluzione del rebus di Roma potrebbe essere quella di intervenire con provvedimenti ad hoc su Municipi, dipartimenti e funzionari infiltrati e asserviti alla banda, senza toccare l’intero Comune.