Fede Arnaud, dalle ausiliarie della Decima all’amore per il cinema (video)

Fede Arnaud Pocek, di cui l’8 luglio ricorre l’anniversario della morte, avvenuta nel 1997, è stata una figura leggendaria nella Repubblica Sociale Italiana. E lo fu altrettanto dopo la guerra: divenne infatti la numero uno nel campo del doppiaggio e della sceneggiatura, e conquistò il successo professionale non rinnegando mai quegli ideali che a vent’anni l’avevano spinta ad aderire alla Rsi, contribuendo anche all’istituzione delle ausiliarie. Come lei stessa raccontò in un’intervista nel 1985, parlando di quei tempi: «Come sono nati i Servizi Ausiliari? È stata una nascita spontanea : le donne hanno sollecitato il diritto di compiere il loro dovere, sono accorse sotto le bandiere dei reparti che via via si stavano ricostituendo. Quindi non so dire dove è nato il Servizio Ausiliario: ognuna di noi pensa di averlo inventato. Ed è vero, perché è nato dallo slancio di tutte le ragazze che in quel momento sono accorse. Non c’è “una” che lo abbia fatto: sono tutte che l’hanno messo insieme». La donna aderì immediatamente alla Rsi, diventando funzionaria del ministero dell’Economia corporativa. Ma il destino di Fede Arnaud, classe 1921, veneziana, nel 1944 si incrociò con quello della leggendaria Decima Mas, comandata da Junio Valerio Borghese. Tra l’altro, la Arnaud continuò a rimanere in contatto col Comandante anche durante l’esilio di quest’ultimo in Spagna. Le Ausiliarie furono di fatto il primo corpo femminile combattente in Italia. Erano circa 6500. Addirittura il Saf (Servizio ausiliario femminile) della Xa anticipò di un paio di mesi la legge che istituiva il servizio stesso:, dando vita a corsi autonomi di addestramento. In seguito alcuni reparti, come il Barbarigo, furono dotati di armi, e un gruppo di ausiliarie combatté fianco a fianco dei marò del Battaglione Lupo a Nettuno.

Il Comandante Borghese nominò la Arnaud capo delle ausiliarie della Decima

Borghese designò a capo delle ausiliarie della Decima Fede Arnaud, la quale peraltro dal 1943 era responsabile del gruppo sportivo del settore femminile dei Guf (Gruppi universitari fascisti). Dal blog su Piera Gatteschi Fondelli, comandante generale del Saf, unico generale femmina nella storia delle forze armate italiane, ricaviamo altre notizie su Fede Arnaud: quando il 19 luglio 1944 gli “alleati” bombardarono San Lorenzo a Roma, Fede Arnaud coordinò le operazioni di soccorso delle vittime, dagli sterri per il recupero dei corpi alla distribuzione dei soccorsi, instacabile ed efficiente. Un altro episodio degno di essere ricordato avvenne in quello stesso anno nel Cuneese, quando la banda partigiana Mauri catturò il tenente di vascello Betti, il sottotenente Cencetti, il guardiamarina Falangola e un altro marò, tutti del Maestrale. Per evitare uno scontro fratricida, Fede Arnaud accetta di tentare una mediazione: parte alla ricerca dei partigiani, e li trova in un remoto paese di montagna. Si consegna, e quando la portano davanti al loro capo, lo saluta con un perfetto saluto romano. L’uomo era il toscano Folco Lulli, che la Arnaud già conosceva per aver lavorato insieme nel cinema. Lulli, che non è comunista, accetta di rilasciare i quattro prigionieri. La Arnaud rimase al comando fino al 26 aprile 1945. Nell’immediato dopoguerra, non riuscendo a incriminarla per nessun motivo, la magistratura tentò di perseguirla per fantomatici reati amministrativi, la la Arnaud ne uscì totalmente pulita. Fondò successivamente una società di doppiaggio cinematografico, la Cine Video Doppiatori, prestando la voce o organizzando il doppiaggio di film come Easy rider, Hair, L’attimo fuggente, Good morning Vietnam, e tanti altri ancora. Nel settore degli sceneggiatori e dei doppiatori Fede Arnaud è oggi un mostro sacro, e probabilmente pochi dei suoi compagni di lavoro seppero della sue gesta nella Repubblica Sociale. Negli anni successivi Fede Arnaud rimase sempre coerente con le sue idee, partecipando a convegni e dibattiti organizzati dal Msi e dall’Uncrsi. Una volta, forse nel 1990, partecipò a un incontro tra le ausiliarie e le giovani di destra in una nota libreria di Roma, in una sorta di ideale passaggio del testimone. Chi c’era, ricorda il grandissimo fascino e il carisma di questa donna, che – sempre nell’intervista citata all’inizio – aveva dichiarato, a proposito di quel periodo: «Cos’è stato per noi? Un periodo magico che abbiamo avuto la fortuna di vivere, lasciatemelo dire, dalla parte giusta. Molti possono pensarla diversamente da me, ma io sono convinta che tra molti anni, quando persone serene potranno, frugando tra le carte, cercare di ricostruire, pezzetto per pezzetto, quei pochi mesi (dal settembre del 1943 all’aprile del 1945), penso che s’innamoreranno di quel periodo. E forse sarà un punto di partenza. Dico questo perché nel momento più duro della guerra, direi inevitabilmente perduta, si parlava tanto del futuro… contavamo in un futuro dell’Italia, la Patria tanto amata». Nel 1979, riportano le cronache, partecipò – e parlò – al Primo convegno delle emittenti radiotelevisive dell’area alternativa a Roma, al quale parteciparono una settantina tra radio e tv.