“Fascisti!”: un romanzo racconta le vendette partigiane contro italiani innocenti

La scrittrice Armanda Capeder nel suo romanzo Fascisti! regala ai lettori una storia tipica di quel luttuoso periodo raccontato da Giampaolo Pansa ne Il sangue dei vinti. Parliamo delle rappresaglie e delle carneficine poste in opera a guerra finita dai partigiani nel Nord Italia. Armanda Capeder dedica al tema appunto il suo ultimo libro (ha scritto anche una biografia del patriota risorgimentale Andrea Brenta)  – edito da Enrico Damiani Editore – che è la storia di un onesto italiano qualunque, Luigi Armani, reo di avere – come tanti suoi connazionali – creduto nel fascismo e in seguito incarcerato dai partigiani per vendetta. Una vendetta contrabbandata per “giustizia” che si abbatté a guerra finita su moltissimi italiani che non hanno poi più avuto neanche diritto alla memoria. Racconti perduti passando da una generazione all’altra ma dalla cui conoscenza forse e a distanza di tanti anni potrà emergere quella necessaria pacificazione che sola, nel rispetto delle vittime di ogni colore, potrà mettere la parola fine agli strascichi dell’ultima guerra e dell’odio ideologico del “secolo breve”.

“Fascisti!” è la storia-simbolo di Luigi Armani

Luigi Armani, dunque. Vive a Voghera, è un impiegato da tutti benvoluto e stimato, che crede in modo fervido nel regime fascista e nel Mussolini capace di “andare verso il popolo”. Visto dalla provincia dove Armani costruisce con fatica e senso di responsabilità la sua famiglia e i suoi affetti, il fascismo è quello della bonifica e di Littoria, anche se quella fede è destinata a incrinarsi con l’entrata in guerra. Caduta la dittatura lo scenario si capovolge: l’ambiente che prima tributava un falso rispetto verso Armani si svela velenoso e infido. L’uomo viene arrestato non prima di assistere al linciaggio di Mario il lattaio, fascista all’acqua di rose ma indicato come “fucilatore di partigiani” contro il quale accanirsi. Il lattaio viene dunque fatto a pezzi dagli stessi clienti ai cui figli faceva dono dei suoi gelati. La famiglia di Luigi Armani non potrà più rivederlo. Resterà a memoria dell’ingiustizia subìta una lettera in cui si dà conto della morte di Armani ucciso da un colpo di postola mentre tentava di darsi alla fuga. Un’evidente scusa in quanto Luigi Armani, viste le condizioni fisiche in cui era stato ridotto dai suoi aguzzini, non poteva certo tentare la fuga. Un romanzo con “intuibili risvolti autobiografici” – ha scritto Cesare Cavalieri recensendolo per Avvenire – in cui l’autrice rende omaggio “a tanti italiani che hanno pagato troppo duramente l’adesione a un sogno svanito tra le macerie di un paese che avevano cercato di servire”.