Schettino raccoglie in un libro le “sue” verità sommerse. Serviva davvero?

Schettino non finisce mai di stupire. Solo che stavolta spiazza davvero più del solito, visto che il capitano non si limita a tornare sotto i riflettori per il più volte annunciato libro sulle “sue” «verità sommerse», ma addirittura aggiunge in calce la dedica indirizzata «a coloro che quella notte sono stati colpiti negli affetti più cari», poiché «a loro è dovuta la verità, più che ad ogni altro».

Schettino rilancia la “sua” verità

Forse rientra nella stretegia promozionale dell’evento editoriale. Probabilmente è funzionale al rilancio dell’immagine del capitano, che ad oggi evoca soprattutto il tragico naufragio di tre anni fa e la tormentata appendice delle conseguenze processuali e delle polemiche mediatiche. Di sicuro, però, stride – e non poco – quel pensiero “postumo” messo nero su bianco e dedicato «a coloro che quella notte sono stati colpiti negli affetti più cari», come se lui – più di altri – fosse estraneo a quanto accaduto. Estraneo o, quanto meno, non più che tangente a quella pagina drammatica oggi riscritta dal suo punto di vista nel volume Le verità sommerse, incentrato sulla vicenda della Concordia, riproposta dalla giornalista Vittoriana Abbate di Porta a Porta, che sarà presentato in anteprima mercoledì 24 giugno a Meta di Sorrento (Napoli), la città di Schettino.

Il libro di Schettino

«Il libro – spiega il comandante – ripercorre con il mio racconto ed attraverso gli atti del processo, minuto dopo minuto l’incidente della Concordia dal 13 gennaio 2012, fino agli ultimi avvenimenti dopo la sentenza dell’11 febbraio 2015» con la quale, dopo il processo di primo grado, il comandante è stato condannato a 16 anni. Alla presentazione, annuncia Schettino, ci saranno anche esperti del settore marittimo, pure stranieri, mentre a luglio, a Roma, è prevista una conferenza stampa. Nel libro, composto di oltre 600 pagine, ci sono le voci della scatola nera, le testimonianze rese al processo da numerosi passeggeri e membri dell’equipaggio, le intercettazioni ambientali inedite e quelle che vengono definite nel libro le «sviste» nelle indagini. «Ho affidato a queste pagine le mie riflessioni, le mie valutazioni e quegli aspetti emotivi che le hanno accompagnate e finora mai raccontate», aggiunge il comandante. «Il libro – conclude auto-promozionalmente Schettino – è una risposta a tanti interrogativi rimasti in sospeso». Interrogativi sui quali a nostro parere domina un’unica, sconcertante, considerazione: quella tragedia, costata la vita di 32 persone, e il dolore di moltissime altre ancora, racconta una verità di morte che – sentenze o non – avrebbe potuto essere evitata. Tornarci su significa solo riaprire un dolore colletettivo che, l’ennesima rivisitazione dei fatti, non aiuterà a cancellare…