Renzi sfida il PD: “Potrei andare avanti anche spaccando il partito”

Ce l’ha con la «minoranza della minoranza», con coloro che (da sinistra) lo accusano di aver perso le elezioni dopo aver fatto indigestione di «discussioni autoreferenziali». Una tregua converrebbe a tutti, eppure Renzi ammonisce, attacca, replica duro ai dissidenti: «Io non ho un problema di numeri. La riforma della scuola posso approvarla domattina cosi com’è, a costo di spaccare il Pd. Ma lo riterrei un errore». Picchia duro e intanto apre, concede 15 giorni per ragionare sulla scuola, si legge su “Il Corriere della Sera”.

Renzi dice basta a «discussioni autoreferenziali» a sinistra

E poiché al 2018 vuole arrivarci davvero, sa che la riforma costituzionale è il vero scoglio per l’unità del Pd e «l’elemento chiave» della legislatura. «Se facciamo una forzatura i numeri ci sono — avverte —. Ma siamo pronti a una riflessione, purché si chiuda», O si sta con chi vuole il superamento del bicameralismo paritario oppure con il comitato del no» di Grillo, Salvini, Berlusconi e della «coalizione asociale» di Landini, «destinata alla sconfitta».

Renzi apre alle modifiche sulla Riforma del Senato

Roberto Speranza propone un patto fino al 2018, in cambio di modifiche su scuola e riforme. Ma il premier inizia con un attacco alla sinistra scissionista: «Quando si perdono le primarie non si scappa con il pallone…». La sua sinistra, rivendica, è l’unica che in Europa vince «ed è difficile spiegare che abbiamo perso le Regionali quando governiamo 17 regioni su 20 e tutto il Sud è nelle nostre mani».

E Renzi insiste sul “partito della Nazione”

Filtra il timore di doversela vedere alle Politiche con «tré opposizioni», con una destra che si ricompatta «con straordinaria abilità comunicativa su temi che ci fanno male». E allora basta con le polemiche, al Pd serve «un codice di condotta intemo» che sanzioni, in futuro, chi voterà per disciplina di corrente snobbando la linea del Pd. La minoranza dichiara morto il partito della nazione? E lui lo resuscita, «nel senso del voler bene all’Italia». Poi bacchetta quei «dem» che farfugliano nei talk show: «Se non impariamo ad andare in tv continueremo a fare figuracce con quelli più cattivi di noi… E non possiamo farci spaventare da tre troll su Twitter». Ammette che in Umbria il partito ha sofferto, ma alla minoranza chiede «l’onestà intellettuale» di non paragonare le Regionali al 40,8% delle Europee: «L’analisi del voto non si fa con il nasometro».