Obama ammette: “Contro l’Isis la nostra strategia non funziona”

E’ stato un G7 più complicato del previsto, quello che il presidente Obama ha dovuto affrontare in Germania, trovando nel premier italiano Renzi e negli altri leader europei alleati intermittenti. La giornata conclusiva è stata dedicata al terrorismo, e Obama ha ammesso che «la strategia contro l’Isis non è ancora completa». Rispondeva a una domanda sull’invio di altri uomini, che non ha escluso: «Tutti i membri della coalizione sono pronti a fare di più . La differenza tra i successi e gli insuccessi l’ha fatta spesso l’addestramento degli iracheni, che dobbiamo potenziare. In certi casi abbiamo più addestratori che reclute, e questo significa che il premier Abadi deve impegnarsi di più per costruire un governo davvero inclusivo, di cui anche i sunniti si sentano parte», si legge su “La Stampa”.

Obama ammette il suo fallimento nel contrastare l’ISIS

Su questo tema l’aspetto che interessava di più a Renzi era la Libia, legata all’emergenza delle migrazioni che l’ha spinto a criticare ancora la demagogia del governatore della Lombardia Maroni, che oggi «rinnega la linea decisa da lui stesso quando era ministro degli Interni». Renzi attribuisce a quel governo guidato da Berlusconi anche gli errori strategici fatti in Libia, che ora vanno corretti con una strategia complessiva, che tocchi il tema dell’accoglienza, quello del contrasto del traffico umano, e quello della stabilizzazione del Paese. Dal G7, però, ha ottenuto solo la conferma che la via maestra resta la mediazione dell’inviato dell’ONU, Leon, per creare un governo d’unità nazionale, mentre la risoluzione per fermare i barconi resta bloccata dalla mancanza dell’assenso delle autorità libiche.

Obama attacca la Russia sull’Ucraina: “Vuole l’Impero”

Sull’Ucraina Obama ha ottenuto l’impegno degli europei a prorogare le sanzioni, e considerarne l’inasprimento, fino a quando Putin non applicherà davvero gli accordi di Minsk e rispetterà la sovranità di Kiev, eppure Obama ha sottolineato come «la Russia sia sempre più isolata e la sua economia in crisi», ma questo finora non è bastato per convincere Putin ad abbandonare la linea aggressiva e ora il Cremlino «deve decidere se continuare a isolare il suo Paese nello sforzo sbagliato di ricreare i fasti dell’impero sovietico». La risposta di Mosca non s’è fatta attendere. «Ci riserviamo il diritto di reagire conscguentemente a tutto le iniziative non amichevoli compiuto contro di noi».