Danimarca, Rasmussen forma il governo senza il partito anti-immigrati

Non ce l’ha fatta il leader dei liberali danesi, Lars Lokke Rasmussen, a formare un governo di coalizione, dopo la vittoria alle elezioni politiche di pochi giorni fa. Per la verità, i liberali sono arrivati solamente terzi, con meno del 20 per cento dei consensi e 35 seggi al Folketing, il parlamento di Copenhagen. Tuttavia la coalizione di centrodestra di cui facevano parte i liberali ha superato il 50 per cento, e Rasmussen è divenuto primo ministro. Non ha convinto gli alleati, però, neanche la destra conservatrice del Partito del Popolo danese, giunto secondo con oltre il 21 per cento, dietro ai socialisti della ex premier Helle Thorning-Schmidt, arrivati primi pur con una sensibile perdita di voti. Pertanto Rasmussen ha deciso di formare un governo monocolore, che ora si dovrà confrontare su moltissimi temi “caldi”, a cominciare dall’immigrazione. Così, è stato presentato in Danimarca un governo formato dal solo partito del nuovo premier Lars Lokke Rasmussen, che lascia fuori dalla porta i conservatori del Partito dei danesi che pure avevano ottenuto un grande successo alle consultazioni del 18 giugno. Rasmussen, il neo premier che ha scalzato la socialdemocratica Helle Thorning-Schmidt è stato costretto a presentare alla Regina Margrethe II una compagine formata da 17 ministri del suo partito (Venstre) perché non è stato raggiunto alcun accordo con le formazioni che hanno contribuito al suo successo: il Popolo Danese, l’Alleanza liberale, i conservatori. Il blocco di destra aveva ottenuto dalle urne un consenso che gli ha fatto conquistare la maggioranza in parlamento, ma il nuovo governo monocolore, presentato un po’ a sorpresa da Rasmussen, potrebbe non avere vita facile in futuro, soprattutto sui temi oltre che dell’immigrazione, anche del rapporto con l’Europa e delle scelte economico-sociali.

Anche in Danimarca soffia il vento della destra

Comunque, anche in Danimarca torna a soffiare un vento di destra. Con la conquista di oltre 90 seggi su un totale di 179, i Blu, il blocco conservatore ha ottenuto in ogni caso la maggioranza necessaria per guidare il Paese scandinavo per i prossimi anni, grazie soprattutto, va detto, al risultato sorprendente del partito anti-immigrati del popolo danese. Questi ultimi, facendo della bandiera anti immigrazione uno dei temi della loro campagna elettorale, hanno conquistato il 21,1% dei voti, diventando il secondo partito in Parlamento. I socialdemocratici della premier uscente restano il primo partito con il 26,3% dei voti, ma hanno ammesso la sconfitta. «Abbiamo perso per un soffio», ha commentato Thorning-Schmidt, aggiungendo: «Sono convinta che Loekke (Rasmussen) ami il nostro Paese e dovrebbe essere felice di ereditare una Danimarca in gran forma». La risposta non si è fatta attendere: «Quattro anni fa abbiamo riconsegnato le chiavi dell’ufficio del premier. Era solamente un prestito», ha detto Rasmussen, che è stato ministro nei governi del suo omonimo Anders Fogh Rasmussen e nel 2009 era diventato premier quando Fogh Rasmussen era stato eletto segretario generale della Nato. Nel 2011 aveva perso le elezioni e aveva dovuto cedere il posto alla socialdemocratica Thorning-Schmidt. «C’è una maggioranza che ritiene che la Danimarca abbia bisogno di un nuovo governo e ci ha dato la possibilità di riprendere quelle chiavi», ha aggiunto Rasmussen, il cui partito liberale ha comunque perso il 7% dei consensi. Con ondate migratorie sempre più imponenti e la Ue che in apparenza sembra finalmente aver deciso di non voltarsi dall’altra parte, decidendo che i richiedenti asilo vanno redistribuiti, Copenhagen aveva invece ristretto le maglie del suo sistema di accoglienza, facendo appello alla clausola di esclusione che, come Irlanda e Gran Bretagna, la tiene fuori da obblighi relativi al ricollocamento. Un passo che però non ha permesso al governo della Thorning-Schmidt di spuntare le armi degli avversari, tenacemente affezionati alle idee conservatrici che stanno facendo passi da gigante in Europa.