La buona scuola di Renzi? Più tasse per tutti anche all’Università

Le tasse universitarie in Italia? sono aumentata del 5% in un anno e del 51% in dieci anni. E’ quanto emerge da un’elaborazione fatta dall’Unione degli universitari. Pochi giorni fa il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato sul proprio portale statistico gli introiti aggiornati della tassazione universitaria per l’anno accademico 2013-2014. L’associazione studentesca ha elaborato i dati forniti dal Miur incrociandoli con quelli degli iscritti e costruendo un’inchiesta sulla tassazione media dei singoli atenei italiani che – constata l’Udu – “dipinge ancora una volta un quadro in continuo peggioramento per gli studenti italiani”. «I dati della nostra inchiesta – commenta Gianluca Scuccimarra, Coordinatore Nazionale Unione degli Universitari – fanno emergere ancora una volta una situazione allarmante per quanto riguarda le tasse studentesche e l’accesso all’ università. L’aumento in un solo anno del 5% della tassazione media sul livello nazionale rappresenta l’aumento più forte degli ultimi 5 anni e va in completa controtendenza a quelle che sono le emergenze del nostro sistema universitario: un paese che perde oltre 71mila iscritti in un anno e vede calare i propri immatricolati da 5 anni consente ai propri atenei di aumentare le proprie barriere all’accesso invece di ridurle. Il dato peggiora ulteriormente – fa notare Scuccimarra – se osservato sugli ultimi 10 anni: come denunciamo da tempo dal 2005 a oggi le università italiane hanno deliberato un aumento esponenziale delle tasse universitarie, di oltre il 50%. In 10 anni siamo passati da una tassazione media di 736,91 a una di 1112,35 , dato da solo utile a smontare una volta per tutte gli assunti di chi sostiene che l’università italiana sia quasi gratuita».

L’Università liberalizzatata di Monti

Secondo gli studenti le colpe sarebbero soprattutto di Monti, che nel 2012 Monti ha sostanzialmente liberalizzato le tasse studentesche, indebolendo l’unico vincolo normativo che impediva agli atenei di aumentarle liberamente. «È venuto il momento – conclude Scuccimarra – di operare una riforma complessiva del sistema, che riduca il peso delle tasse, soprattutto per i redditi più bassi, e introduca un criterio forte di progressività, omogeneo in tutti gli atenei. Esiste in tal senso una proposta di legge, depositata alla Camera a firma dell’Onorevole Ghizzoni, che rappresenta una buona base di partenza e crediamo che le crescenti difficoltà economiche nel mantenersi agli studi, testimoniate dai recenti dati sul calo degli iscritti, rendano non più rinviabile quest’intervento. A maggior ragione se il Governo intende effettivamente lavorare a una riforma dell’università».