Un anno senza Paolo Salvati, “artista di strada” sempre controcorrente

«Tutti noi, da sempre, lottiamo con una pietra da superare. Essa rappresenta il peso dell’esistenza. E su di essa finiscono il pianto, il dolore e le fatiche, ma solo quando riusciremo a superarla, porteremo con noi la gioia, l’amore e il cuore in un mondo migliore». Sono parole scritte dall’artista Paolo Salvati, scomparso un anno fa a Roma all’età di 75 anni, uno dei maggiori interpreti dell’espressionismo e uno dei principali protagonisti dell’arte moderna italiana. Non fu solo pittore, ma anche miniaturista, progettista di cornici, restauratore, liutaio e quant’altro. Tra l’altro, mise a punto una rivoluzionaria colla per restauro, colla tutt’ora usata per le maggiori opere d’arte. Un artista completo, che dava emozioni e che sapeva sperimentare, in un periodo piuttosto grigio artisticamente, nuove strade  e parlare un nuovo linguaggio. Romano doc, era nato a via Labicana al Colle Oppio, Salvati non la mandava a dire, ma sceglieva sempre la via più difficile: avrebbe potuto tranquillamente entrare nel giro politico “giusto”, diventare un cantore del regime, crogiolarsi nel mare magnum del politicamente corretto e godere automaticamente dei trionfi tributati a chi osannava i potenti. Ma lui no, ha preferito sempre andare controcorrente, da ribelle culturale qual era. Non a caso, nella sua intensa biografia ci sono vent’anni trascorsi per strada, a piazza Navona, dove faceva il ritrattista per vivere, sempre cercando e ricercando l’ispirazione della sua arte. Figlio del maestro artigiano del ferro Mario e di Giorgina Patriarca, Salvati fin da bambino ebbe un’intelligenza e un talento vivissimi e uno sviluppato senso artistico. Dopo la scuola  e il servizio militare (allora obbligatorio), collaborò col celebre architetto e urbanista Marcello Rutelli. Negli anni successivi lavorò in numerosi cantieri tra Roma e la Sardegna, regione che gli sarebbe rimasta nel cuore tutta la vita e dove in seguito effettuerà apprezzate mostre. Fece esperienza ma continuò sempre a seguire l’arte, la sua strada maestra. Conobbe e divenne amico di molti pittori della scuola romana, come Rinaldo Caressa, Roberto Venturoni, Alessandro Sbardella, Antonello Riommi e molti altri, senza dimenticare o zio materno, Gabriele Patriarca, anch’egli pittore. Negli anni Sessanta espone in Sardegna, poi a Roma, partecipando anche a mostre collettive come quella di via Margutta.

A Salvati fu dedicata una poesia da Giuseppe Avarna

Poi, dal 1973 al 1993, il celebre – e probabilmente formativo – ventennio di piazza Navona dove, su un cavalletto, dipinse miniature, ritratti, paesaggi, ma anche opere di fantasia. Negli anni Settanta uno dei suoi più cari amici, il poeta (e duca) siciliano Giuseppe Avarna, personaggio popolarissimo, gli dedica una bella poesia, “A un amico pittore”. Avarna era un artista eclettico, scrittore, poeta, componeva in inglese  francese: convinto monarchico, partecipò al moti missini di Reggio Calabria descrivendone l’epopea nelle sue opere. Nel 1993 Salvati fu notato da un mecenate collezionista d’arte, il principe Agostino Chigi, che lo convinse a lavorare in un atelier e a iniziare un nuovo progetto artistico. Nel 1996 vince il Premio Artitalia,presenta la sua opera Scogliera in notturno e nel 2000 fa una personale con 50 dipinti presso la galleria Gesù e Maria di via del Corso e partecipa d altre mostre collettive. Nel 2009, ormai artista famoso in tutto il mondo, espone alla Biennale d’Arte contemporanea a Trani. Nemico artistico dell’invadenza scientifica e del formalismo, Salvati si esprime liberamente su soggetti inventati, prediligendo l’olio, la tempera e anche il pastello su carta. Tra i suoi quadri più conosciuti ci sono certamente Vaso di fiori (1957), La pietra blu (1973-74), certo il suo quadro più famoso, Alberi blu, poi Mareggiata, Paesaggio inventato, Bosco, Fronde rosse e moltissimi altri. Oggi le sue opere sono sparse un po’ in tutto il mondo, in collezioni private di appassionati d’arte. Riconosciuto come uno dei grandi dell’arte italiana moderna, gli viene conferita nel 2005 la Cittadinanza Illustre dalla Presidenza Regione Lazio, mentre nel 2012 dalla Presidenza della Repubblica Italiana le viene assegnata l’Onorificenza O.M.R.I. di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Successivamente viene insignito Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, ramo di Spagna. Salvati si sposò nel 1965 al Celio con Elettra Secco, e dal matrimonio nacquero Francesca e Andrea. L’anno scorso centinaia di persone gli resero omaggio alle esequie che si sono celebrate della chiesa degli Artisti in piazza del Popolo. Salvati è sepolto nel cimitero monumentale del Verano a Roma.