Piacentini, l’archistar del fascismo che cambiò il volto delle nostre città

Il 18 maggio del 1960 moriva a Roma, dove era nato e vissuto, Marcello Piacentini, probabilmente uno dei più grandi architetti italiani del’900, se non il più grande. Dire architetto è riduttivo: Piacentini fu urbanista, artista, direttore di riviste, docente universitario, coordinatore di grandi interventi pubblici, scrittore, critico, accademico d’Italia. Tutto questo e molto altro fu Marcello Piacentini, archistar del regime fascista, inventore di uno stile completamente nuovo, che cambiò il volto dell’Italia facendola entrare nell’èra moderna anche da questo punto di vista. Negli anni del dopoguerra ovviamente subì, oltre che un tentativo di epurazione da parte dei vincitori, una sorta di damnatio memoriae per via della sua adesione al fascismo e della grandissima fiducia e stima che Benito Mussolini riponeva in lui e nei suoi collaboratori. Per qualche anno di Piacentini non si poté parlare, né tantomeno lodarlo, ma poi – e questa è la sua grande rivincita – le sue opere continuarono a parlare per lui e per il fascismo, fino a che non fu più possibile sottacere e ignorare i suoi meriti. Ancora oggi l’Italia è piena non solo delle sue realizzazioni ma anche di quelle di tutto il regime: dalle strutture per le colonie estive agli edifici pubblici e privati, per finire alle intere città, anche all’estero. L’arte di Piacentini ha così spezzato i legami ideologici per imporsi in tutta la sua validità culturale, sociale e tecnica.

Piacentini fu anche urbanista, docente universitario, scrittore, critico, accademico d’Italia

Era nato nel 1881 a Roma, figlio dell’architetto Pio e di Teresa Stefani. Si laureò nel 1904 e già nel 1907 partecipò a concorsi urbanistici. Viaggiò in Germania e Austria, aderì brevemente al secessionismo viennese e allo Jugendstil tedesco, per poi approdare al protorazionalismo. Ma fu negli anni Venti che creò uno stile del tutto nuovo, quello che poi connotò il fascismo, fondendo il classicismo del Gruppo Novecento e il razionalismo del cosiddetto Gruppo 7 e Miar, arrivando a un neoclassicismo semplificato che caratterizzò, dalla fine degli anni Venti in poi, tutto lo stile littorio. Nel 1929 Mussolini lo nominò accademico d’Italia. Innumerevoli sono le opere di Piacentini nella penisola, da solo o con una squadra di collaboratori. Tra le curiosità segnaliamo che a lui si deve la costruzione del primo grattacielo in Italia (e tra i primissimi in Europa), il Torrione ex Ina a Brescia, ispirato dai grattacieli in mattoni rossi che ancora oggi si possono vedere a Chicago. Nel 1935 gli fu affidata la sistemazione dell’università La Sapienza di Roma, che per decenni ha sopportato nella sua situazione originaria un numero di studenti triplo e quadruplo di quelli per cui era stata concepita. Per quest’impresa Piacentini coinvolse giovani ma validissimi ed entusiasti archittetti come Capponi, Rapisardi, Gio Ponti, Michelucci, Pagano e altri, che immaginarono e realizzarono i vari edifici delle facoltà e dei relativi servizi con ampia libertà creativa.

Piacentini e l’Esposizione Universale di Roma del 1942

Ma certamente il suo incarico più prestigioso, quello per cui oggi si è costretti a ricordarlo, è la soprintendenza all’architettura dell’E42, l’Esposizione Universale di Roma, coadiuvato da architetti come Piccinato, Pagano, Vietti, Ettore Rossi e altri. Nella realizzazione di questo complesso prevalsero le soluzioni più monumentali, come ancora oggi si può ammirare. Tra l’altro, per terminare l’Eur, nel dopoguerra, fu chiamato nuovamente Piacentini, che chiamò il suo collaboratore Giorgio Calza Bini, figlio di Alberto Calza Bini, che fu il creatore dell’ordine degli architetti durante il fascismo. Un’altra realizzazione di Piacentini, che oggi tutto il mondo ci invidia ma che in passato suscitò numerose quanto velenose polemiche, è l’apertura della maestosa via della Conciliazione, fatta insieme con il suo collega Spaccarelli. Piacentini operò anche a Livorno, Torino, Brescia, Napoli, Bolzano, Trieste, Milano, Verbania, Reggio Calabria, Genova, Bergamo, Messina, Bari e altrove, ma soprattutto a Roma. La sua ultima opera architettonica è il Palazzo dello Sport dell’Eur, progetato nel 1957 insieme con Pier Luigi Nervi. Nel 1941 Piacentini scrisse: «In venti anni di Fascismo la produzione architettonica è stata enorme. In Italia si è costruito quanto nessun altro popolo nello stesso periodo ha neanche lontanamente pensato di fare».