Fondazione An, il 24 maggio sul Piave rinasce la nostra identità nazionale

Tornare dove il senso di appartenenza alla patria si formò, per riscoprire e rilanciare le radici profonde della nostra identità nazionale. La commemorazione dell’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, promossa dalla Fondazione Alleanza nazionale in collaborazione con il “Comitato 24 maggio – Giuramento sul Piave”, non sarà una cerimonia che guarda al passato, ma un evento che parla alle coscienze di oggi. Anche per questo non si esaurirà nella ricorrenza del centenario, ma proseguirà con un ciclo di conferenze proprio sul tema dell’identità nazionale, promosse o sostenute dalla stessa Fondazione An.

Un 2015 per l’identità nazionale

«La data del 24 maggio rappresenta il momento in cui la nostra identità nazionale iniziò a formarsi nelle trincee insanguinate della Grande Guerra, che con il sacrificio supremo di 600mila nostri connazionali completò la stagione del Risorgimento», ha ricordato il presidente della Fondazione An, Franco Mugnai, chiarendo che l’impegno di via della Scrofa proseguirà per tutto il 2015, «in continuità con l’azione della Fondazione», che ogni anno sceglie un tema legato ai valori della destra, che possa essere un’occasione «unificante per la vasta e articolata comunità che vi si riconosce»: dal ricordo delle Foibe del 2013 al “ciclo almirantiano” dello scorso anno.

“Il Piave mormora ancora”

Le celebrazioni del 24 maggio si terranno a Saletto di Breda di Piave, in provincia di Treviso, dove «alle 3.30 di notte le truppe italiane oltrepassarono il confine italo-austriaco», come ha ricordato la portavoce del Comitato 24 maggio, Marina Buffoni. Dopo una deposizione di fiori e una cerimonia cui interverranno anche le associazioni d’arma, si terrà un dibattito con, tra gli altri, lo stesso Mugnai, il direttore scientifico della Fondazione An, Marcello Veneziani, e la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Il Piave mormora ancora”, sarà il titolo della tavola rotonda, che volutamente riporta l’attenzione sul presente.

La patria: un’idea diventata «sangue e vita»

«L’identità italiana non è nata nel ’45 o nel ’48 con la Costituzione, ma con la Prima guerra mondiale», ha ricordato Veneziani, spiegando che fu allora che «l’unificazione nazionale del Risorgimento divenne unificazione popolare». «Bisogna ricordare che quell’evento ha unificato davvero l’Italia per una idea che diventò sangue e vita», ha proseguito il direttore scientifico della Fondazione An, sottolineando però che esiste un tentativo di «mettere la sordina a questa ricorrenza». Due osservazioni confortano questa lettura: non si registra la stessa solennità che si è registrata per il 70esimo del 25 aprile, anche se «un centenario è un anniversario più importante»; della Grande Guerra «si ricorda solo l’aspetto tragico, l’assurdità dello stato maggiore, il massacro, che non esauriscono il senso e la complessità di ciò che fu davvero». La volontà della Fondazione An, invece, «è proprio di riaprire quella pagina in tutta la sua complessità», ha chiarito Veneziani, sottolineando che «c’è chi crede, come noi, che il patriottismo non si possa solo affidare alla Costituzione, piuttosto bisogna ripartire dal patriottismo della nazione», centrale per poter parlare la lingua di un «amor patrio coerente con i nostri tempi».

Per non finire «servi di Bruxelles»

In questa cornice, dunque, quello della Fondazione An è un impegno che, ha sottolineato dalla presidente di FdI Giorgia Meloni, supplisce «alle istituzioni, che non stanno facendo ciò che dovrebbero perché in Italia purtroppo siamo molto più attenti a quello che ci divide che a quello che ci unisce». «Non dobbiamo dimenticare che se abbiamo una patria libera e sovrana è perché qualcuno ha sacrificato se stesso. Ricordare quegli uomini non significa celebrare il passato, ma insegnare ai figli la dimensione sacrificio. Ecco perché ho provato fastidio quando alla cerimonia di inaugurazione dell’Expo è stato cambiato l’inno: per la patria non si è pronti alla vita, è egoismo, ma al sacrificio», ha spiegato Meloni, avvertendo che «non ci siamo liberati dall’impero austro-ungarico per finire servi dei burocrati di Bruxelles».