Elezioni: Berlusconi non ci vuol mettere la faccia perché Marina ci cova…

Manca solo il crisma dell’ufficialità ma ci sono per intero le condizioni politiche perché il nome di Berlusconi scompaia dal simbolo di Forza Italia. Ufficialmente perché – come argomenta Toti in un’intervista al Corriere – il centrodestra sembra il vestito di Arlecchino, tanto è variopinto da regione a regione. In realtà, per tenere al riparo il nome del Fondatore dal temuto tracollo elettorale. C’è solo da sperare che il 1 giugno a nessuno venga in mente di imputare la debacle (lo scongiuro è d’obbligo in questo caso) al simbolo rimaneggiato.

Il popolo forzista abituato al Cavaliere sempre in combattimento

Comunque sia, per l’elettorato forzista si tratta di un segnale tutt’altro che rassicurante. Un Berlusconi a mezzo servizio in campagna elettorale o in bilico tra sacro e profano nella Puglia incandescente di Raffaele Fitto, dove è atteso prima come pellegrino sulla tomba di Padre Pio a San Giovanni Rotondo e poi come supporter numero uno di Adriana Poli Bortone, darebbe l’idea di un “rompete le righe”. E non è esattamente quel che da lui si attendevano i berlusconiani duri e puri (tuttora numerosissimi), soprattutto dopo aver contato i mesi, i giorni e i minuti del forzato esilio imposto al leader dalla contestatissima sentenza di condanna. L’elettorato di Forza Italia è stato spesso indulgente nei confronti di Berlusconi e lo ha seguito anche nei momenti di più duri. Ma è altrettanto vero che lo ha fatto perché da sempre considera il Cavaliere un combattente a tutto tondo. Lo ha visto cadere e rialzarsi tante volte. E ogni volta sempre più forte. Ecco perché tra il “corpo” del leader ed il corpo elettorale di fede forzista il rapporto è diretto e senza mediazioni di classi dirigenti, organi di partito o gruppi parlamentari. Insomma, Forza Italia è Berlusconi e viceversa. Come spiegò il presidente Cossiga, quella del Cavaliere è un leadership strutturale e non funzionale.

Berlusconi ha sempre capovolto i pronostici elettorale negativi

Ma è proprio questa particolare condizione di assoluta coincidenza tra Fondatore ed elettori che vieta a Berlusconi di non metterci il nome, cioè la faccia, in una campagna elettorale che si preannuncia difficile, al limite del proibitivo, per l’intero centrodestra. Non per Berlusconi, però. Almeno il Berlusconi che tante volte è riuscito a sovvertire i pronostici più infausti mettendo se stesso al centro dello scontro. Il dilemma è proprio questo: c’è ancora quel Berlusconi? La risposta è attesa in queste elezioni. Se il Cavaliere si defila, forse è perché sente di non poter riuscire ad evitare la sconfitta, ammettendo implicitamente di non essere più quello di un tempo. Si spiega probabilmente anche così l’intervista contro Renzi della figlia Marina. Ma prima di salutare con un “viva la regina” il nuovo sovrano, bisognerebbe che non ci fosse più quello precedente. In ogni dinastia che si rispetti – e Berlusconi lo sa bene – si regna uno alla volta.