Menia: «La destra è radicata nella storia italiana. Riunirsi è necessario»

Riannodare i fili di una destra diffusa per formulare una sfida politica al renzismo è possibile, «non vorrei fare l’esule a vita», scherza ma non troppo Roberto Menia, atteso interlocutore al convegno di sabato 28, Una destra per il Terzo Millennio, al centro congressi del Residence di Ripetta.

Roberto Menia, cosa si aspetta dall’incontro “allargato” di sabato e come motiva il suo ottimismo? 

La speranza che il cammino di riaggregare le destre sia possibile nasce da una premessa inconfutabile: esiste una destra ben radicata nella storia italiana che non deve imitare nessuno, che non deve scimmiottare destre francesi o quant’altro. Dunque, questa destra figlia della nostra storia attualmente non ha casa. Terminata una stagione – dal Polo delle Libertà al Pdl, passando per la Casa delle Libertà – il momento di pensare al futuro di questa destra diventa una tappa obbligata, anche dall’analisi della realtà. Senza presunzioni, lasciando da parte i risentimenti. Quella della destra non è una storia transeunte.

Lei sostiene che proprio la realtà politica attuale giocherà a favore di un’accelerazione verso una nuova fase della destra. Cosa intende?

Attualmente c’è solo Fratelli d’Italia che ha rappresentanza in Parlamento e si richiama al patrimonio di valori della destra. Ma ci sono troppi “spezzoni” di quella storia di destra che sono fuori. Dunque, l’ottimismo della volontà mi induce a credere che una destra intelligente e coesa debba e voglia dare una risposta a questa esigenza di destra tra tanti italiani – attualmente “orfani” e senza “casa”- e che soprattutto voglia elaborare un’altrnativa al “renzismo”. Ritengo, dunque, ragionevolmente, che il passo successivo sia quello di allargare questa rappresentanza di destra, visto che in passato siamo riusciti a dare voce al 15 per cento di italiani.

Non sembra, però, un passaggio tanto semplice, non trova?

Già, spesso viene detto che tale processo di riaggregazione sia voluto e ricercato da “chi è fuori” attualmente dai giochi politici. Ma non è così. L’analisi dello stato attuale delle cose – l’irrilevanza della destra rispetto a Renzi – prevarrà prima o poi su ogni altra considerazione.

Il convegno di sabato è la seconda tappa di un percorso iniziato a febbraio all’incontro dell’Adriano a Roma. Cos’è successo, nel frattempo, ha notato passi avanti?

Sì. Se fino a un anno fa prevalevano i risentimenti, oggi, mi acccorgo, soprattuttoa livello locale, in tante amministrazini del nostro Paese, che la riaggregazione della destra è già un fatto operativo. Il centrodestra nelle “periferie”, per così dire, ha moltiplicato le occasioni di incontro e di riflessione in tal senso. Soprattutto tra i giovani esponenti e amministratori di destra c’è stata un presa d’atto della necessità di riannodare tutti i “fili” del centrodestra. Mi aspetto molto, per esempio dalla tavola rotonda che sabato riunirà intorno a un tavolo tutti i giovani e tanti ragazzi.

Qual è la “sua” Destra del Terzo millennio?

Da sempre mi batto perché la destra non sia un mero contenutore dell’identità “museale”. La mia sfida è, quindi, dimostrare che la storia della destra debba essere analizzata, tramandata ma soprattutto coniugata col futuro senza abbandonare le nostre tradizioni.

Si può imparare dagli errori del passato?

Sì, a patto di definire un profilo valoriale e da questo non derogare. In passato abbiamo fatto l’errore di parlare diverse lingue per amor di coalizione. Non dovremo più fare l’errore di essere troppo “fluidi”, troppo “liquidi”.