Mussolini salvò l’Italia con la lira a Quota 90: è la ricetta per la Grecia?

La questione Grecia-Bce viene scandagliata e vista alla lente di ingrandimento da Giulio Sapelli, uno studioso di Storia dell’economia, che ci ha abituato ad analisi interessanti e fuori dal coro. Anticonformista e attento a scovare nei fatti contemporanei analogie con il passato, anche questa volta dalle colonne del Messaggero, Sapelli offre una riflessione interessante su quella che definisce essere la “vera sostanza” della questione: ossia il fatto che con la sua decisione Mario Draghi ha di fatto accelerato la conclusione del negoziato sul debito avviata dal governo Tsipras con il Consiglio dell’Eurozona. Sapelli si dice convinto che l’unica soluzione  possibile sia quella di accettare le proposte di Alexis Tsipras. D’altronde non mancano i precedenti storici in tal senso.

Mussolini e il discorso di Pesaro

Per molti aspetti il complesso delle posizioni monetarie assunte dal governo greco di Syriza ricorda ciò che fece l’Italia dopo il discorso di Pesaro di Benito Mussolini nel 1926, quando vennero annunciate misure dirette alla rivalutazione della lira per superare la recessione post-bellica e aumentare il potere d’acquisto delle classi medie, “vera base di massa del regime fascista”. Era la cosiddetta Quota 90, ricorda lo storico dell’economia, ossia il livello cui occorreva far giungere il cambio con la sterlina che in quei giorni sostava intorno a 125. Il Regno Unito aveva, con grande spregiudicatezza, deciso il ritorno della parità fissa della sterlina con l’oro e ciò poneva il sistema dei cambi in una situazione non dissimile da quella attuale in Europa, dove la moneta unica genera di fatto gli stessi effetti con pesanti conseguenze deflazionistiche. In quella contingenza economica e con la rigidità dell’Inghilterra, il fascismo “doveva ad ogni costo concludere le trattative con gli Stati Uniti per ottenere i prestiti che avrebbero stabilizzato il regime”. Di qui la necessità di rafforzare la lira.

I “perennials bond”

A parti diverse, è quel che il governo Tsipras ha in animo di fare, proponendo i “perennials bond”, ossia titoli a rimborso fisso per un tempo
indeterminato, e quindi tali da evitare rischi di default. La dracma non esiste più, ma possono esistere misure capaci di rafforzare l’euro, diminuire il costo delle importazioni, migliorare il costo della vita a vantaggio del paese in gravi difficoltà. Si tratta naturalmente di una comparazione, avverte Giulio Sapelli. Ma il segreto della comparazione scientificamente valida è comparare fenomeni diversi in condizioni diverse. L’esempio greco offre l’occasione per comprendere che può esservi sempre una via d’uscita. Anche nelle condizioni più disperate, come nel caso della Grecia. Ancora una volta la storia è maestra di vita.