Islam, storico saudita: «Alle occidentali non importa di venire stuprate» (video)

«Le occidentali guidano perchè non importa loro di essere stuprate». È la frase choc che ha pronunciato uno storico saudita, Saleh al-Saadoon, nel corso di una intervista alla tv araba Rotana Khalijia, ripresa dai media britannici. Nonostante lo sgomento manifestato dalla conduttrice lo studioso è andato avanti, argomentando che i timori di subire una violenza sessuale per strada giustificano il divieto di guidare imposto alle donne in Arabia Saudita. «Se una donna guida da una città all’altra e l’auto si ferma che cosa le può succedere?», ha domandato al-Saadoon. Quando la presentatrice gli ha chiesto di chiarire le sue affermazioni lui ha risposto che per le occidentali è una «cosa di poco conto»  subire una violenza sessuale.

«Donne al volante? Contrario ai precetti dell’Islam»

L’Arabia Saudita, nazione ultra-conservatrice, è l’unico Stato al mondo in cui alle donne non viene riconosciuto il diritto di guidare una vettura. Quelle che hanno bisogno di spostarsi in auto devono farlo o con un autista o con un uomo della loro famiglia che guida per loro. Tuttavia negli ultimi anni è cresciuta la voglia di cambiamento. Lanciata oltre un anno fa, a ottobre del 2013, la campagna per il diritto delle donne saudite a guidare l’automobile ha visto aumentare considerevolmente la presenza femminile al volante per le strade del regno, mentre la petizione che chiede di togliere tale divieto ha raccolto migliaia di firme. Attivisti e militanti – anche uomini – hanno incoraggiato le loro compagne a mettersi alla guida delle auto e a postare su Twitter le loro immagini mentre guidano sotto l’hashtag “#IWillDriveMyself” Il 26 ottobre del 2013, sedici donne erano state fermate mentre erano alla guida e avevano dovuto pagare delle multe. Da quel giorno attiviste del movimento femminile saudita hanno postato sul web video che documentavano varie donne al volante, pur senza precisare dove questo era successo. Alla fine del 2014 due donne sono state arrestate per aver violato la legge e portate davanti a un tribunale anti-terrorismo perché la disobbedienza civile è stata letta dai giudici sauditi come un’azione contro l’ordine dello Stato.