Il Tar stanga Marino: gli aumenti delle tariffe degli asili nido sono illegittimi

Un’altra botta per Ignazio Marino che voleva stangare ed è rimasto stangato. Il Tar del Lazio ha infatti annullato gli aumenti delle tariffe per gli asili nido capitolini per l’attuale anno scolastico 2014-2015. La decisione arriva dopo il ricorso di alcuni genitori appoggiato dal Codacons con cui i cittadini romani intendevano lamentare il fatto che, a iscrizioni già perfezionate, la delibera dell’Assemblea capitolina contestata aveva rideterminato le tariffe aumentandole e abolendo l’esenzione per il terzo figlio. È l’ennesimo episodio che vede il sindaco nella bufera.

Delibera illegittima

Secondo il Tar la delibera «deve ritenersi illegittima» in quanto «una volta perfezionatosi il procedimento di iscrizione agli asili nido comunali», con essa «vengono introdotte modifiche tariffarie più gravose per gli utenti i quali, al momento del perfezionamento dell’iscrizione, hanno fatto affidamento sull’applicazione delle tariffe vigenti all’epoca conosciute e conoscibili». Secondo i giudici amministrativi, poi, la revisione delle tariffe nella parte in cui le stesse vengono disposte anche per  l’anno educativo 2014-2015, “si traduce in una lesione dell’affidamento legittimamente riposto dai ricorrenti nella permanenza degli unici costi conosciuti e conoscibili di fruizione del servizio richiesto e accettato, e, più in generale, delle regole di imparzialità, correttezza, lealtà di comportamenti e buona fede».

Aumenti fino al 15%

Gli aumenti – compresi tra il 7 per cento per le fasce Isee più basse e il 15 per cento per i redditi più alti – erano stati decisi a luglio con una delibera dell’Assemblea capitolina, mentre le iscrizioni ai nidi si erano chiuse già a fine giugno. Non accadeva da 14 anni che le “tasse” venissero aumentate. E tra le modifiche è stata anche eliminata l’esenzione per il terzo figlio, anche se chi ha più di un bambino ha diritto ad alcuni sconti: del 30% sul totale delle quote per chi ha due figli al nido o per chi ne ha tre o più e ha un reddito superiore a 10 mila euro (solo se il reddito è inferiore ai 10mila euro o se la famiglia è assistita dai servizi sociali scatta l’esenzione).