Conchita Wurst a Sanremo. Non tutti gradiscono l’icona trans

Una «paraculata» che serve a fare «propaganda gender» al Festival di Sanremo. Il quotidiano La Croce, diretto da Mario Adinolfi, non usa giri di parole per commentare la partecipazione di Conchita Wurst al Festival e avverte la Rai: «Se c’è il gender noi cambiamo canale».

Carlo Conti mette le mani avanti

Carlo Conti ha spiegato l’invito alla cantante austriaca con la barba con il fatto che chi vincerà Sanremo andrà all’Eurovision song contest, la gara che l’anno scorso fu vinta proprio da Conchita. Ma lo stesso conduttore appare consapevole del fatto che non sarà una “comparsata” qualunque e, non a caso, in un colloquio con Il Mattino ha messo le mani avanti, precisando che «l’intervista l’ha già fatta all’Arena di Giletti, quindi da noi verrà innanzitutto a cantare».

«È solo una icona trans»

«Innanzitutto a cantare», quindi non esclusivamente. E cos’altro farà? Adinolfi non ha dubbi sul fatto che promuoverà l’ideologia gender, ovvero quell’idea che non esistano un maschile e un femminile, ma un «indistinto della notte in cui tutte le vacche sono nere, dove tutto è confuso e basta mettersi un vestito da donna e tenersi la barba» per essere invitati come “ospiti d’onore” a Sanremo. Del resto, sottolinea ancora Adinolfi, Wurst, a dispetto della vittoria dell’Eurovision, «non ha mai pubblicato un album, esiste solo come icona trans».

Un compenso da 120mila euro

È lei stessa a volersi qualificare prima di tutto così, visto che sia la barba sia il nome Wurst (una cosa tipo “non mi importa”, riferito all’identità delle persone) la trasformano in un manifesto gender, che non ha nemmeno bisogno di parole per fare propaganda per rendere prima familiare e poi accettabile l’immagine di una donna con la barba. Ma la vera «paraculata» di Conti e della Rai, secondo Adinolfi, è un’altra: aver invitato una famiglia con 16 figli per «coprirsi le spalle». Una mossa «fin troppo scoperta» e offensiva, perché tratta da «cretini» gli spettatori. Ma, avverte Adinolfi, «l’Italia popolare che guarda Sanremo vuole divertirsi, non sentirsi trattata da imbecille». Per di più, a caro costo: Conchita riceverà 120mila euro per la sua partecipazione al Festival.