Frasi choc
Le intercettazioni razziste dei compagni di Askatasuna: “Quei negri, baluba…”. E sul 25 Aprile: “Che cogl…”
+ Seguici su Google DiscoverChe sorpresa: dalle carte dell’inchiesta sui “bravi ragazzi” del centro sociale di Askatasuna di Torino emerge una realtà di razzismo strisciante, nei confronti delle persone di colore, e anche di disprezzo per tutti coloro, che a sinistra, festeggiano la Festa della Liberazione del 25 Aprile. Lo scenario emerge dalle intercettazioni della Procura di Torino – pubblicate oggi dalla Verità – nell’ambito dell’inchiesta sui 28 imputati del centro sociale Askatasuna, assolti dall’accusa di associazione a delinquere perché «il fatto non sussiste». ma con 18 persone condannate per reati di altra natura. Quello che emerge, però, è un quadro di agitatori di piazza del centro sociale che non praticavano la solidarietà sociale e politica, almeno stando alle frasi pronunciate.
La “Verità” racconta di una famiglia di stranieri ospitata nello Spazio Neruda che paga una quota pro capite, sono spacciatori, gli antagonisti li cacciano dallo spazio, picchiano uno di loro e nelle intercettazioni parlano degli immigrati africani chiamandoli negri o negroni o baluba, ragionano sull’educazione di un bambino straniero, “un bel negretto sano già fatto e finito”, “svezzato”, da “allevare come un bianco”. Poi la frase agghiacciante: “Come i cani, sempre meglio prenderli educati da adulti che un cucciolo che dio c… dovresti spaccarlo”. Ma i “compagni” parlano con disprezzo degli immigrati a prescindere da eventuali reati, “non non muoiono di fame poi se ne tornano a casa perché hanno messo da parte 15.000/20.000 euro e al loro Paese sono dei ricconi… Se non hanno un minimo anche di preparazione, non sai chi è… Malcolm X... almeno sapere chi cazzo è Malcolm X, non dico Tom Sankara, sai quelli proprio dell’Africa, dei loro Paesi, sai un nigeriano dignitoso,… che cazzo ce li teniamo a fare…. Poi la “rottura di coglioni” del 25 Aprile, ma anche le ruberie sulla raccolta di cibo effettuata durante il lockdown Covid “per aiutare i bisognosi”. Una militante diceva agli altri di non fare la spesa. “tanto c’è la roba della spesa solidale…”.
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