Basta esodati e recupero flessibilità: anche i sindacati contro la Fornero

Esodati basta. Non é solo Matteo Salvini ad attaccare la legge Fornero e difendere i pensionati. Anche i sindacati infatti sono in pressing sul governo per “porre rimedio alle gravissime ripercussioni sociali” che la riforma del governo Monti ha determinato. I leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, lo scrivono nero su bianco chiedendo, in una lettera inviata al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, un incontro al più presto “per conoscere le intenzioni del governo” e allo stesso tempo per “proporre i contenuti della proposta del sindacato”.

Recupero flessibilità in uscita

Al centro c’è la necessità di recuperare flessibilità in uscita: su questo la convergenza in linea di principio c’è, le azioni da definire. La riforma Fornero (nuovamente attaccata da Matteo Salvini nella manifestazione di Roma) ha introdotto il sistema contributivo per tutti e innalzato l’età pensionabile fino ad oltre i 66 anni, ma ha anche aperto il problema degli esodati (persone senza lavoro, né ammortizzatori sociali, né pensione). I sindacati chiedono che si possa prevedere di andare in pensione anche prima partendo innanzitutto dalla considerazione che i lavori non sono tutti uguali e dall’attenzione da porre sul futuro pensionistico dei giovani e dei lavoratori discontinui. Il ministro Poletti ha assicurato che il tema sarà affrontato e spiegato, nei giorni scorsi, che il problema più urgente da affrontare riguarda quelle persone che sono vicine alla pensione ma che hanno perso o possono perdere il posto di lavoro e non hanno la copertura di ammortizzatori sociali sufficiente fino a maturare il diritto alla pensione.

Evitare nuovi esodati

Il punto è evitare che si creino nuove categorie di esodati. Il tema, dunque, è all’ordine del giorno del governo. Le ipotesi al vaglio sono diverse e vanno dal prestito previdenziale, la possibilità cioè di avere un anticipo sulla pensione da restituire poi con quota dell’assegno previdenziale, all’uscita flessibile con una penalizzazione. Ma nulla è ancora definito. Mentre sui tempi, dal ministero si ribadisce che per ora si va avanti sull’attuazione del Jobs act e che anche volendo cominciare ad affrontare con i sindacati il capitolo previdenziale, richiedendo la necessità di reperire risorse, interventi concreti non potranno che essere discussi in concomitanza con la prossima legge di stabilità. E, prima, non mancherà anche il confronto con il nuovo presidente dell’Inps, Tito Boeri.