Saldi al via, ma le associazioni dei consumatori annunciano già il flop

Saldi. Saldi. Saldi: sono attesi dai commercianti più di quanto i bambini aspettano l’arrivo della Befana: e non a caso quest’anno irrompono sulla scena delle festività invernali prima della leggendaria vecchietta. Il tanto propagandato avvio del ribasso – che solo in rari casi arriva a tradursi in vera e propria svendita – è cominciato: al via in queste ore in Campania e Basilicata, per poi venire esteso da sabato a tutto il Bel Paese. Come se l’inversione della crisi e il potere d’acquisto degli italiani propedeutico all’auspicato aumento dei consumi dipendesse dagli sconti di fine stagione… E infatti non per niente il Codacons, tra gli altri, ha già smorzato gli entusiasmi sostenendo che anche l’anticipazione dei saldi invernali al 3 gennaio risulterà una misura inutile, che non influirà in alcun modo sugli acquisti degli italiani per gli sconti di fine stagione: non foss’altro perché le famiglie sopravvissute all’esborso eccezionale di dicembre «arrivano all’avvio degli sconti di fine stagione col portafogli già svuotato dalle spese natalizie e di fine anno».

Pessimiste le associazioni dei consumatori

E infatti, tanto per entrare nello specifico della questione anticipato nei ragguagli prospettici stilati dalle varie sigle delle corporazioni di consumatori, il Fismo per esempio – l’associazione Confesercenti del commercio al dettaglio di moda e abbigliamento – prevede che, tra squilli di tromba e pessimismo silenzioso, la spesa media ipotizzata per la stagione dei saldi al via dovrebbe attestarsi sui 150 euro, anche grazie ai consumi dei turisti, che negli ultimi anni hanno rivestito un ruolo sempre più importante nei bilanci delle vendite di fine stagione. Del resto, persino a guardare i resoconti delle vendite di Natale c’è poco di cui rallegrarsi: il volume è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2013, ma lo scontrino medio ha registrato un’ulteriore flessione. Anche per questo, allora, questi saldi invernali sono particolarmente attesi dai commercianti  – evidentemente più che dai possibili acquirenti – che a testimonianza di tante buone intenzioni sono tornati a ribadire anche alla vigilia dell’avvio dei saldi, sconti importanti finalizzati a invertire il trend.

Trend e prospettive negative

Un trend come detto negativo, impetosamentre confermato da numeri e percentuali. «Le vendite di fine stagione – spiega il Fismo – valgono circa il 20% dei fatturati annui dei negozi, che nel 2014 hanno scontato ancora l’effetto della crisi. Secondo le stime dell’Osservatorio Confesercenti, l’anno appena concluso ha registrato la cessazione di oltre 11.700 imprese della distribuzione moda, al ritmo di più di 900 negozi chiusi ogni mese». A conferma di un andamento sfavorevole che dura ormai da 7 anni, e che, a detta del Codacons, non cambierà di segno neppure con i saldi che, per l’associazione, registreranno vendite che subiranno una riduzione media del -8% rispetto al precedente anno, e una spesa che non supererà la quota di 184 euro a famiglia. Una proiezione pessimistica rilanciata anche da Adusbef e Federconsumatori, per cui solo il 36% delle famiglie acquisterà a saldo, mentre la spesa media si attesterà a 179,4 euro a famiglia, pari al 5,6% in meno rispetto allo scorso anno. Come a dire che, sconti o no, convenienza o meno, il giro d’affari complessivo nemmeno stavolta farà ripartire la giostra (arruginita) dei consumi…