Magdi Allam: «Siamo in guerra, l’Islam non è una religione moderata»

«Ormai siamo in guerra e dobbiamo scegliere se vogliamo combattere o no»: Magdi Allam non concede nulla al buonismo di maniera e alla voglia di rassicurazione. Davanti all’atroce eccidio di Parigi, la sua analisi sull’attacco dell’islamismo alla nostra civiltà è, come sempre, lucida e impietosa.«l’Islam non è una religione moderata».

Perché il terrorismo islamico ha deciso di colpire in Francia?

Innanzi tutto diciamo che contro Charlie Hebdo è  stato da tempo creato un clima di odio sia per opera dei musulmani moderati sia per opera di quelli radicali. Vale la pena ricordare che il giornale è stato oggetto di una denuncia da parte della Grande Moschea di Parigi. E vale anche ricordare che nel 2011 Charlie Hebdo subì un attentato. Nel caso di questo giornale si evidenzia in modo chiaro l’incompatibilità tra il precetto islamico che vieta la rappresentazione di Maometto e la libertà di espressione che è uno dei cardini della nostra civiltà. Bisogna poi ricordare che la Francia è il Paese europeo che ha offerto il maggior numero di miliziani che sono andati a combattere in Siria e in Iraq. Insieme alla Gran Bretagna, è il Paese più a rischio di attentati di matrice islamica.

Di fronte a ogni eccidio da parte degli integralisti si tende sempre a distinguere tra Islam ed estremisti islamisti. Fino a che punto è lecito operare questa distinzione? 

Si tratta di  una posizione  ideologica. I terroristi  che massacrano al grido di “Allah è grande”  lo fanno sulla base di prescrizioni coraniche. Definirli “schegge impazzite”  è  una mistificazione. È vero che ci sono tanti musulmani moderati, ma è anche vero che l’Islam non è una religione moderata.

Come possono difendersi le società occidentali da questo attacco?

Bisogna avere la consapevolezza che siamo in guerra. In Iraq, in Siria e in altre regioni del mondo è in atto una strategia di annientamento contro le comunità cristiane. Quella dell’Islam è anche una guerra interna all’Europa. Sono tanti gli islamici che hanno la cittadinanza nei vari Paesi dell’Ue. Dobbiamo insomma scegliere se vogliamo combattere per difendere le nostre libertà o se non vogliamo invece “sottometterci”. Non a caso,  proprio “Sottomissione” è il titolo del libro di Michel Houellebecq che è uscito nel giorno dell’attentato.

Come è la situazione in Italia?

L’Italia non ha una presenza islamica di entità pari a quella che c’è in Francia o in Gran Bretagna, ma è egualmente a rischio. Quello che è successo a Parigi può accadere anche da noi. Rimane, nel nostro come in altri Paesi europei, un problema fondamentale di compatibilità tra culture  finché i musulmani non cominceranno a fare riferimento, non solo al Corano, ma anche al valore della laicità dello Stato che è a fondamento della nostra società.