La lotta contro Berlusconi non è finita: Renzi scimmiotta Psycho Travaglio

Alla fine quel che conta è il giudizio dei cittadini. E s’illude chi pensa che con il salva-Berlusconi seguito dal cancella-il-salva-Berlusconi, lo dico o non lo dico, lo faccio o non lo faccio, può conquistare consensi. Non c’è un solo italiano che non si renda conto di quel che accade, da una parte lo show, i sorrisi, le strette di mano mentre dall’altra il tentativo di tenere al guinzaglio il leader dell’opposizione. Resta la convinzione che la strada migliore sia quella della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. Meglio, molto meglio di qualsiasi legge o leggina che “salvi” il Cav, perché non insinuerebbe mai il sospetto dell’inciucio, della trattativa sottobanco, dei patti più o meno nascosti.

Non c’è solo il nodo Berlusconi

In ballo c’è solo la questione della possibilità di Berlusconi di tornare in politica a tutto tondo, di potersi candidare, di poter varcare l’uscio di Montecitorio. Il che non è poco, anzi. Ma è “solo” questo perché la gente ha un’idea ben precisa su quanto avvenuto fino ad oggi, se contro Berlusconi si sia celebrato un giusto processo. Da tutta la vicenda i veri sconfitti sono i paladini dell’antiberlusconismo, che hanno fatto il loro tempo, che ormai sembrano solo nostalgici di una guerra finita.

I veri sconfitti, nostalgici del veleno

Sconfitto è Marco Travaglio, descritto dal Mattinale come il “campione assoluto dell’antiberlusconismo, unica ragione di vita e di auto-affermazione”. Sì, lui, “Marco Psycho Travaglio (impressionante la somiglianza con l’Anthony Perkins-Norman Bates specialmente quando ride). Non esiste materia, ma la si inventa, pur di innalzare lo slogan esistenziale: uccidiamo Berlusconi”. Non è il solo. Ci sono ancora tanti “partigiani dell’antiberlusconismo”, anche tra i banchi del Parlamento. Non sono stati rottamati dal premier. Che forse non ha mai voluto rottamarli. Perché in fondo è uno di loro.