L’ira di Berlusconi: «Se queste sono le nuove leve della politica, auguri»

La chiamano resa dei conti. Altri dicono che si è passati dal purgatorio all’inferno nel giro di poche ore. Altri ancora puntano il dito contro Renzi, non è un uomo di parola, ha fatto l’assopigliatutto, ha sacrificato la presidenza della Repubblica sull’altare degli interessi del suo partito. «Se queste sono le nuove leve della politica, auguri» è il giudizio che Silvio Berlusconi consegna ai fedelissimi ad Arcore dopo l’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica. La sconfitta nella trattativa con Matteo Renzi ed il “tradimento” di Angelino Alfano segnano l’ex capo del governo e hanno come effetto quello di mandare nel caos Forza Italia facendo riemergere in maniera ancora più violenta la guerra tra bande. Il clima dentro il partito è pessimo e il Cavaliere, infuriato, lo sa perfettamente. Ma prima di occuparsi dell’affaire Forza Italia, l’ex capo del governo, pesantemente scottato da come sono andate a finire le trattative sul Capo dello Stato, non lesina critiche a chi considera, per motivi diversi, i due principali responsabili. In primis, il capo del governo: «Ho capito che con Renzi non si possono fare patti, sono stato preso in giro», è il leit motiv ripetuto ai suoi. Una delusione talmente grande tanto da fargli balenare la possibilità di «dare un calcio alle riforme».

 L’ira di Berlusconi, l’attacco ad Alfano

Parole ancora più dure le riserva ad Angelino Alfano con cui sembrava essere stata ritrovata la sintonia di un tempo: «È assolutamente inaffidabile». Parole severe che mettono in discussione anche il percorso di riavvicinamento dei due partiti in vista delle elezioni regionali. Una possibilità però che difficilmente si può realizzare se si guardano i radicamenti con il territorio: come facciano a non allearci con loro in Campania? è il ragionamento fatto dentro Forza Italia. Ed è proprio la decisione di Ncd di rompere gli accordi a convincere il Cavaliere a non valutare altre ipotesi, come quella di non entrare al quarto voto, ribadendo la scelta della scheda bianca. Raccontano che l’ultima mediazione tentata dai pontieri azzurri sarebbe stata quella, in accordo anche con la Lega, di far restare fuori tutti i grandi elettori dei partiti centrodestra, lasciando che a votare fossero solo i ministri di Ncd. Una strada bocciata da Nuovo Centrodestra la cui maggioranza interna era a favore di Mattarella. A quel punto da Arcore è partito l’ordine di scuderia di votare scheda bianca. Il risultato, che secondo i pronostici rischiava di essere catastrofico, ha invece messo in evidenza che a mancare all’appello sono circa 40 schede. Difficile capire chi abbia “tradito”. Tant’è che a finire sul banco degli imputati, per ragioni diverse, sono praticamente tutte le correnti interne a Fi, anche se nell’entourage del Cavaliere c’è qualcuno che punta gli occhi sui fittiani. «Io ho votato scheda bianca», si affretta a precisare la tesoriera del partito Mariarosaria Rossi per sedare i dubbi sula sua permanenza eccessiva dentro il catafalco.

 Gli amici di Fitto respingono le accuse

A respingere le accuse sono poi i frondisti azzurri: «Invito a guardare i video. Le persone che conducono insieme a noi una battaglia dentro al partito sono note. Le vedete passare velocissimamente dentro l’urna». È un clima da caccia alle streghe che colpisce anche due delle persone più vicine all’ex capo del governo: Gianni Letta e Denis Verdini. A puntare il dito contro i due custodi del patto del Nazareno è innanzitutto il cosiddetto cerchio magico (la Rossi ne parla nei conciliaboli in Transatlantico) che imputano ai due il “disastro” azzurro e il fatto che Berlusconi sia finito in un angolo. Fino al giuramento del nuovo Capo dello Stato non accadrà nulla, ma il Cavaliere ha già fatto sapere che la sconfitta deve segnare un nuovo inizio sia nei rapporti con Renzi che nella riorganizzazione del partito. Azzerare tutto è impossibile perché significherebbe dar ragione a Fitto ma Berlusconi ha intenzione di mettere mano a Fi (si parla di nominare un responsabile organizzazione oppure torna in auge l’idea del direttorio).