De Benoist: quando Charlie Hebdo raccoglieva firme contro Le Pen

Sul prossimo numero di Diorama letterario, rivista diretta e animata dal politologo Marco Tarchi, viene presentata ai lettori un’intervista all’ideologo della Nuova Destra Alain de Benoist sui recenti drammatici fatti di Parigi. Il filosofo francese innanzitutto nega paragoni con l’11 settembre: “Qui – afferma – abbiamo invece a che fare con attentati concepiti in Francia da individui che si sono radicalizzati in maniera più o meno autonoma. Costoro sono passati progressivamente dalla delinquenza al jihadismo, ma sono il più delle volte soggetti che sono stati bocciati dal jihad. Hanno un grande sangue freddo, sanno utilizzare le armi di cui dispongono e sono completamente indifferenti alla via degli altri. Nel contempo sono dei dilettanti, dei pazzoidi, come questi fratelli Kouachi che decidono di andare a decimare una redazione “per vendicare il profeta” ma iniziano con lo sbagliare indirizzo, lasciano tracce dappertutto, non prevedono alcuna strategia di ripiegamento e dimenticano la carta d’identità nella macchina che hanno appena abbandonato. Sono dei pazzoidi imprevedibili, il che li rende ancor più pericolosi”.

Una nuova strategia della tensione

Poi de Benoist pone l’accento sul pericolo di manipolazioni e di emulazioni che potrebbero creare in Occidente un clima simile alla “strategia della tensione”: “In un clima del genere, tutte le manipolazioni diventano possibili. Abbiamo visto già qualcosa del genere in passato: si chiama “strategia della tensione”. Si deve ovviamente fare la guerra a coloro che la fanno a noi, e farla con tutti i mezzi necessari. Ma parlare di “guerra totale” non vuol dire granché. I jihadisti (o i lanciatori di fatwa) sono altrettanto rappresentativi dell’islam quanto il Ku Klux Klan è rappresentativo della cristianità. Dopo tutto, non sono stati i jihadisti ma gli occidentali ad agitare per primi lo spettro dello “scontro tra le civiltà”, dopo essersi impegnati a destabilizzare l’intero Medio Oriente e ad eliminare tutti i capi di Stato arabo-musulmani che, da Saddam Hussein a Gheddafi, avevano eretto dighe contro l’islamismo radicale”.

Le firme nel 1999 per mettere fuorilegge il FN

Infine l’ispiratore della Nouvelle Droite contesta che Charlie Hebdo possa rappresentare l’icona della Francia libertaria e ricorda quando il giornale raccoglieva firme per mettere fuori legge il Front National: “Contrariamente al suo predecessore Hara Kiri, Charlie Hebdo, giornale liberale-libertario, era diventato uno degli organi della ideologia dominante. La quale sa riconoscere chi sta dalla sua parte. Basta con l’ipocrisia. Il 26 aprile 1999, i dirigenti di Charlie Hebdo avevano portato al ministero dell’Interno una serie di casse contenenti 173.700 firme di persone che richiedevano la messa fuorilegge del Front national”.