Svezia, ancora fiamme in moschea. Cresce l’intolleranza anti-islam

Un incendio è divampato la notte scorsa nelle sale adibite a moschea di un edificio di Eslov, nel sud della Svezia, nel secondo episodio di questo tipo in meno di una settimana. Secondo quanto afferma la stampa svedese, sconosciuti – secondo una prima ricostruzione – hanno fatto filtrare liquido infiammabile all’interno. Solo quattro giorni fa, nel giorno di Natale, una moschea frequentata da una settantina di persone, era andata quasi completamente distrutta causando il ferimento di cinque persone. Sconosciuti avevano lanciato all’interno attraverso una finestra una bottiglia molotov. Subito era scattata una mobilitazione di solidarietà e cuori rossi e fiori erano stati appesi alle porte semidistrutte del locale.

L’imam: situazione pericolosa

”Non c’è alcuna possibile spiegazione di quanto accaduto… il fuoco non si sprigiona da solo” ha detto il portavoce dei vigili del fuoco, mentre l’imam locale, Samir Muric, ha aggiunto: ”Questa la chiamo islamofobia. Io vivo qui vicino e questa situazione sta cominciano a diventare pericolosa”. L’imam si è scagliato contro gli autori di quello che ha definito un attentato: ”Pensate a tutte le persone che abitano sopra alla moschea, pensate a cosa hanno rischiato, pensate a come sono spaventate. E nonostante ciò c’è ancora gente che viene in moschea sfidando gli atti di vandalismo e la paura”.

Nell’ultimo anno più azioni anti-Islam

Le azioni di intolleranza ai danni di stranieri e simboli religiosi islamici si sono moltiplicati nell’ultimo anno in Svezia, Paese sempre considerato campione di tolleranza e accoglienza, e le ultime elezioni hanno fatto registrare la straordinaria avanzata dei Democratici Svedesi. Il governo guidato dal socialdemocratico Stefan Lofven aveva subito all’inizio del mese una sconfitta politica consistente tanto che erano state convocate elezioni anticipate in primavera. Solo tre giorni fa Lofven è riuscito a mettere insieme una Grande coalizione in grado di isolare i DS, in modo da poter revocare il voto anticipato. Ma il problema dell’immigrazione dovrà comunque restare in cima all’agenda del primo ministro.