Scomparsa a 101 anni l’ausiliaria Èlia Porta: dalla Rsi a Santo Domingo

Se ne è andata l’11 dicembre all’età di 101 anni una delle ultime ausiliarie della Repubblica Sociale, Èlia Porta. I funerali si sono tenuti nella chiesa di san Leone Magno al Prenestino, quartiere romano dove Èlia aveva sempre abitato, frequentando la gloriosa sezione del Msi della zona, insieme al fratello Delfo, anch’egli combattente della Rsi. Èlia con l’accento sulla E, perché il nome è femminile, non maschile. I genitori di Èlia Porta, Raffaele e Dirce, scelsero tutti nomi inconsueti per i loro cinque figli: Delia, Elide, Èlia, Eraldo e Delfo. Erano di Orte, il padre era ferroviere, ma si erano poi trasferiti a Roma. Èlia era del 1913, e nel 1932 conobbe Mussolini quale comandante del reparto Giovani fasciste all’inaugurazione del Foro Mussolini. Lo rivide una seconda volta nel 1940, quando lo fermò per consegnargli una supplica da parte di una vedova che doveva mantenere cinque figli, di cui due sotto le armi. La vedova fu aiutata. Nel 1941 Èlia si iscrisse alla scuola per marconisti, scienza del tutto nuova quanto importante, e si diplomò a pieni voti presso la scuola di specializzazione dell’Aeronautica. Fu destinata all’aeroporto militare di Centocelle, insieme ad altre cinque marconiste. Poi venne l’8 settembre.

La chiamata di Rodolfo Graziani

Pochi giorni dopo, il 12, Rodolfo Graziani chiese alle forze armate di riprendere il loro posto negli uffici di competenza. La giovane e il fratello Delfo non ebbero dubbi e si ripresentarono al ministero. Anche il fratello Eraldo, imbarcato come marconista su un aereo, rispose alla chiamata di Graziani. A dicembre 1943 Èlia e le altre colleghe partirono in treno per andare vero il nord Italia, e precisamente a Como. Dopo la giovane ausiliaria fu traferita al Lido di Venezia, che qualche mese dopo subì un bombardamento anglo-americano. Èlia Porta ricorderà in seguito come avesse notato che le bombe non cadevano su obiettivi militari quanto sugli imbarcaderi civili. In quel periodo conobbe anche, sul traghetto nella laguna, i due attori Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, che la vollero abbracciare dichiarando che anche loro avevano aderito alla Repubblica Sociale… Pagheranno cara questa scelta: furono entrambi trucidati dai partigiani a Milano. Verso la fine della guerra, Èlia fu trasferita al Tarvisio, il confine orientale, dove proseguì il suo lavoro di marconista-meteorologista. Negli ultimi giorni della Repubblica, il suo comandante le fece indossare la divisa azzurra dell’Aeronautica nazionale repubblicana, per preservarla dagli orrori che attendevano le donne in camicia nera, e la riaccompagnò a Como, nella caserma di Anzano.

Arrestata per il suo passato nella Rsi

Il 27 aprile i reparti si arresero agli americani che decisero di trasferire le ausilarie a Milano per motivi di sicurezza. Le imbarcarono sui camion e le fecero passare per soldatesse americane in caso di posti di blocco partigiani. Circa un mese dopo gli americani liberarono Èlia e le sue colleghe marconiste, consentendo loro di prendere il treno per Roma. Ma la situazione non migliorò: tornata a casa sulla via Prenestina dalla famiglia, Èlia fu arrestata per la sua appartenenza alla Rsi. Era il giugno 1946, il referendum aveva appena avuto luogo.  Qualche mese dopo fu rilasciata. Nel suo libro autobiografico, Una storia vera (Edizioni Settimo Sigillo, 2012), l’aausiliaria racconta di aver ripreso i contatti con il fascismo clandestino e con tutti i camerati della Repubblica Sociale. Dopo la fondazione del Msi, una tra le prime sezioni cittadine a essere aperte fu quella del Prenestino, nel 1949, ed Èlia iniziò a frequentarla, occupandosi di fornire pasti caldi per gli abitanti più poveri del quartiere e a fornire ogni tipo di assistenza. Tra l’altro, al Prenestino, il Msi aveva istituito una mensa del popolo. Ma le difficoltà non erano finite: la giovane si vide respingere tutte le domande che aveva fatto per lavorare negli  aeroporti e nei ministeri, a causa della suo passato fascista. E sì che di marconiste e di personale di terra o di volo c’era un grande bisogno in quel momento. Alla fine, dopo aver bussato a ogni porta, Èlia trovò impiego come sarta in un atelier. Una decina di anni dopo partecipò a un concorso per dattilografa al ministero dei Trasporti e lo vinse. Ma quando il suo dirigente andò in pensione al suo posto venne un esponente comunista, saputo del passato della Porta, non le fece rinnovare il contratto. Èlia era di nuovo disoccupata. Intanto partecipava a tutte le attività del Msi, dalla vita sezionale ai comizi ai campi estivi.

L’avventura nella Repubblica Dominicana

Alla fine degli anni Cinquanta ci fu una svolta nella vita di Èlia, ed è un episodio non troppo conosciuto: venne a contatto con un italiano incaricato dal presidente della Repubblica Dominicana, generale Trujillo, di reclutare istruttori e consulenti per l’edificazione del giovane Stato latino-americano. Una decina di camerati, tra cui Èlia e il fratello Delfo, si trasferirono per un paio d’anni a Santo Domingo in qualità di specialisti marconisti e telescriventisti. Sull’isola l’ex ausiliaria conobbe anche il generale Peron, ospite di Trujillo. Ma nei primi mesi del 1961 il dittatore (in America Latina sono dittatori tutti i capi di Stato non comunisti, gli altri sono democratici) rimandò in Italia i suoi consulenti, presagendo la fine, e nel maggio 1961 fu assassinato dai suoi oppositori politici armati da qualche potenza straniera. Èlia non si perse d’animo: aprì una cartolibreria e proseguì sempre più intensamente l’attività politica con il Msi. Negli ultimi anni partecipava alle iniziative dei combattenti della Rsi e andava volentieri a parlare in occasione di convegni organizzati da varie associazioni culturali.