Pd, svelata la truffa delle iscrizioni: basta inventarsi un nome ed è fatta

Alla faccia della superiorità morale della sinistra erede di Berlinguer. Se le iscrizioni al Pd renziano languono, con un crollo verticale nel 2014,  e i finanziamenti scarseggiano i compagni si attrezzano. Basta un nome di fantasia, nessun documento né codice fiscale, il versamento di  20 euro (veri) e il giochino è fatto: voilà una tessera falsa ad uso e consumo del “partito”. Matteo Orfini, il giovane turco commissario del Pd capitolino, conferma tutto: «Non mi sorprende, partiremo dai tesserati di quest’anno per verificare che tutti siano iscritti, le tessere false verranno annullate…»-

La truffa

A rivelare la truffa, con dovizia di particolari, è la Stampa che spedisce una cronista a ficcare il naso nel ginepraio dei seimila circoli della Capitale dove le tessere sono il doppio, il triplo degli iscritti veri. Così Flavia Amabile, dopo un accurato e difficile screening tra le sedi aperte, giovedì scorso si presenta a via Galilei 57 (un enorme locale al piano terra gestito da molte associazioni) per l’iscrizione. Viene accolta da un giovane incredulo ed emozionato e la pratica può iniziare. «Invento un nome – racconta la giornalista – lo scrivo, invento un numero di telefono, lo scrivo, sbaglio il codice fiscale, sto per riscriverlo ma a loro non serve… Racconto di essere disoccupata, invento una mail, firmo, ringrazio, pago e vado via». Così da giovedì scorso Flavia Alessi (che non esiste) è iscritta al glorioso Pd.

I numeri

Non è  certo la prima volta che il primo partito italiano scivola sul terreno minato fatto di  tessere gonfiate, elezioni irregolari, primarie all’amatriciana. Il tesseramento che no c’è è una vera spina nel fianco per il Pd nazionale, alle prese con un’emorragia di iscritti senza precedenti. Nel 2012 i tesserati ammontavano a 250mila, nel 2013, miracoli congressuali, sono schizzati a 580mila per scendere clamorosamente a 100mila nel 2014. L’effetto congresso insomma avrebbe prodotto magicamente 200mila tessere in più in poche settimane…

Va di moda

Da Roma al resto d’Italia la tessera patacca va di gran moda. In Piemonte, per esempio, si sono registrati casi di anziani pagati per iscriversi al partito e votare, ad Asti su 341 nuovi iscritti 230 sono stranieri, in Puglia è stato segnalato un numero di tessere triplo rispetto a quello degli iscritti. Per non parlare delle primarie romane per il sindaco nella primavera 2013 quando i fotografi immortalarono file di centinaia di rom fuori dai seggi.