L’ultima follia di Marino: vendere i sampietrini dei Fori per fare soldi

A Roma siamo all’ultima follia: vendere le strade per fare cassa. Perfino quei pezzi di passeggiate storiche, come i Fori Imperiali, che rappresentano testimonianze di epoche passate, sono destinate ad essere asfaltate e private dei sampietrini, i famosi cubetti di pietra vulcanica inventati da Papa Sisto VI nel 1500 per dare dignità e scorrevolezza alle strade della capitale. Quel materiale non piace a Ignazio Marino, che da ciclista dilettante e incerto preferisce l’asfalto alle insidie della pietra, soprattutto quando piove. Si andasse a vedere qualche immagine della Parigi-Roubeix, dove da anni i ciclisti corrono sotto l’acqua sul pavè. Lì nessuno si sogna di asfaltare la campagna delle Ardenne. Ma a Roma i sampietrini non piacciono all’assessore Maurizio Pucci, neo titolare della Delega ai Lavori Pubblici, che come priorità per Roma indica quella di vendere le pietre storiche “per fare cassa”. Per la serie, il buongiorno si vede dal sampietrino.

Una bella colata di asfalto e passa la paura

«I sampietrini hanno un mercato fiorente, sia italiano sia internazionale. Li daremo alle imprese, sono un valore”: Maurizio Pucci, in un’intervista in prima pagina sulla cronaca di Roma del Corriere della Sera, lancia così l’idea. E non scherza affatto quando parla di possibilità di business. Anticipando le critiche Pucci sottolinea che “gli approcci ideologici non servono. E io dico che i sampietrini se non sono utili sono pericolosi, per automobilisti scooteristi e pedoni, per tutti: vanno sostituiti con l’ asfalto, almeno in tutte le strade dove passa l’autobus”. Questo per “rendere la città più funzionale“. Tra l’altro, aggiunge, “la sutura tra un sampietrino e l’altro produce polvere che crea inquinamento, danneggia i monumenti. E poi sia chiaro: «Neanche Wolf, il personaggio di Tarantino che risolve problemi in Pulp Fiction, può curare i mali di Roma senza soldi. Non siamo più ai tempi del Giubileo del 2000, e adesso il degrado è tale, dal centro alla periferia, che bisogna fare qualcosa». Pucci non farà grandi sconti alle povere pietre. «Una parte – spiega – rimarrà, in forme ridotte, qualche metro nelle piazze storiche, ma il resto diventerà proprietà delle imprese. Per risolvere il problema delle buche – afferma – servono massicci investimenti, e nuove forme di collaborazione coi privati, come le sponsorizzazioni; per le consolari penso a forme di mecenatismo, ad esempio».

Ma il valore storico e artistico?

 

Magari qualcuno – per esempio l’assessore alla Cultura – potrebbe spiegare a Pucci che i sampietrini, e soprattutto quei basolati più lunghi nei quali sono incastonati, hanno un valore storico anche nella identificazione delle antiche abitazioni romane. E su questo, ma non solo su questo, la Soprintendenza di Roma dovrebbe già bocciare la follia dell’asta delle pietre.