Winston Churchill, lo scrittore-soldato che ammirava Mussolini

La Bbc lo ha proclamato il più grande britannico di tutti i tempi. Una delle statue che lo ricordano è proprio di fronte al Big Ben. Gode di grandissimo prestigio in tutto il Regno Unito. È Winston Churchill,  nato 140 anni fa in un palazzo nobiliare nell’Oxfordshire che oggi è patrimonio dell’umanità. Churchill, famoso principalmente per aver vinto la guerra grazie al suo spirito e alla sua forza tipicamente inglesi, inglese lo era solo a metà: la madre infatti era americana, Jesse Jerome, ed era figlia nientedimeno che dell’allora proprietario del New York Times. Il padre, invece, era un inglese purosangue: Lord Randolph Churchill, VII Duca di Marlborough, segretario di Stato per l’India e poi Cancelliere dello Scacchiere.

Fu preso progioniero dai Boeri ma evase

Insomma, Winston era figlio d’arte: anche tra i suoi antenati si trovano esponenti politici di primo piano. Ma questo non gli impedì, dopo aver frequentato la prestigiosissima Accademia militare di Sandhurst, di partire per le colonie dell’Impero a combattere per il Leone inglese: Cuba, India, Afghanistan, Sudan, Sudafrica, dove fu preso anche prigioniero dai Boeri. Ma oltre che soldato (comandò anche i Fucilieri scozzesi nella Grande Guerra), Churchill fu anche corrispondente di guerra, nonché prolifico scrittore e storico. Ebbe persino il Premio Nobel per la Letteratura. Lascia l’esercito, si dedica al giornalismo e alla politica, e nel 1900 entra in parlamento per la prima volta. Capace, ottimo oratore, colto, determinato, negli anni successivi ricopre numerose cariche di primo piano, tra le quali, nel 1924, quella di Cancelliere dello Scacchiere. È in questo periodo che definisce il comunismo un’ideologia aberrante e ritiene che la rivoluzione bolscevica sia da stroncare sul nascere. Nel 1926 dichiara che Mussolini è il più grande uomo politico vivente, e questa ammirazione non lo abbandonerà mai, anche nei tempi bui della guerra.

Divenne il simbolo della resistenza degli inglesi

Nel maggio 1940, dopo le dimissioni di Neville Chamberlain, diventa primo ministro. E divenne per gli inglesi il simbolo della fiera resistenza ai nemici atttraverso l’identità e la lotta per la sopravvivenza. Ai cittadini promette solo lacrime sudore e sangue, e loro lo idolatrano. Neanche per un attimo dubitò che la vittoria finale potesse arridere all’Asse. Vince la guerra. Ma, sorprendentemente, perde le elezioni in favore di Clement Attlee, a causa di alcune sue improvvide dichiarazioni che i sudditi di Sua Maestà scambiarono per autoritarie. Rimase comunque al centro della politica british, e nel 1951 tornò premier e nel 1953 vinse il Nobel. La sua opera più famosa è La Seconda Guerra Mondiale, tradotto in tutte le lingue. Fu sempre un anticomunista convinto e sostenitore della Guerra Fredda. Morì nel 1965 nell’unanime rimpianto del Regno Unito. Su di lui sono stati realizzati moltissimi film, scritti libri, canzoni e serie Tv. Da alcuni suoi scritti sono state tratte sceneggiature cinematografiche. Un estratto di un suo celebre discorso (We shall fight on the beaches) è stato utilizzato dagli Iron Maiden in apertura di un concerto.