Milano, sit-in di Lega e FdI contro le nuove moschee. Con tanto di burqa…

In burqa nell’aula del consiglio comunale di Milano per protestare contro la realizzazione di due moschee nella città. È la singolare protesta del leghista Igor Iezzi nell’aula di Palazzo Marino, avvenuta mentre l’assessore  alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino stava illustrando per conto della giunta Pisapia il progetto. Contemporaneamente Lega e Fratelli d’Italia hanno anche organizzato un sit-in di protesta davanti al palazzo comunale dove i manifestanti hanno sventolato una grande bandiera di Milano con la scritta “Nessuna moschea nella mia città”.

La delibera della giunta Pisapia

La protesta è scoppiata mentre il consiglio comunale stava discutendo la delibera della giunta Pisapia che individua tre aree del capoluogo lombardo da destinare alla costruzione di luoghi di culto e tra queste ci sono anche due moschee.  «È una iniziativa choc ma il vero choc – ha spiegato il capogruppo Alessandro Morelli – sono tutte quelle signore che incrocio a Gratosoglio o a Baggio, nei mercati, costrette in quelle prigioni ambulanti». Duro l’intervento di Iezzi: «L’imam Pisapia sta svendendo pezzi della città alla comunità musulmana disinteressandosi completamente dei problemi che questo arrecherà ai cittadini. Le moschee non passeranno da questo momento parte la crociata della Lega per fermare questo scempio». Poi, Iezzi ha letto in aula una finta lettera di ringraziamento dei musulmani a Pisapia. Un’iniziativa che ha scatenato la protesta della maggioranza di centrosinistra che ha ribadito la volontà di proseguire nel progetto.

L’opposizione di Fratelli d’Italia

«La decisione di Pisapia e del centrosinistra – ha commentato l’ex vicesindaco Riccardo De Corato – di mettere due moschee a Milano è illegale, sbagliata, vergognosa, lontana dalla realtà, senza controlli e onerosa per i milanesi. Arriveremo anche a rivolgerci alla magistratura e alla Corte dei Conti». De Corato ha presentato un’interrogazione in Regione per chiedere all’assessore al Territorio in che modo il Comune di Milano dovrebbe procedere per trasformare quelle aree in luoghi di culto. «La maggioranza – ha spiegato ancora – deve tornare in Consiglio con una variante al Pgt per tutte e tre le aree scelte. Di conseguenza non può far partire il bando almeno finché il Consiglio non abbia approvato la variante. E noi ci rivolgeremo all’autorità giudiziaria nel caso questo non avvenga. Ci rivolgeremo anche alla Corte dei Conti perché non ci sono state date le cifre catastali delle aree firmate da un ufficio e perché l’abbattimento dell’80% del canone non ha nessuna ragione d’essere. E’ un regalo agli islamici fatto sulla pelle dei milanesi, che dovranno quindi pure pagare di tasca loro queste moschee».

 

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