Legge Severino: intollerabile il doppiopesismo di Renzi

La Legge Severino ferisce la democrazia: si moltiplicano sul centrodestra  le voci contro il provedimento che porta il nome dell’ex ministro della Giustizia. È intollerabile, alla luce della sentenza del Tar sul caso De Magistris, che Renzi contribuisca al doppopesismo . Per Il Mattinale, la nota politica del gruppo di FI alla Camera, la Severino «non è una legge, ma una trappola. Che cosa aspetta Renzi, con la sveltezza dei sarti che ricuciono strappi indecenti, a rimediare?».  Sul tema è intervenuto anche Silvio Berlusconi. «La retroattività della legge è un sacrilegio», ha detto il leader di Forza Italia nel libro di Bruno Vespa  Italiani voltagabbana, in uscita il 6 novembre.

Vulnus istituzionale

«Berlusconi – ricorda Maurizio Gasparri – ha subito uno sfregio incostituzionale evidente. Anche alla luce della decisione del Tar Campania sulla vicenda De Magistris, l’espulsione dal Senato del leader di Forza Italia appare una volta di più frutto di un abuso, della violazione di regole fondamentali. È la palese prova che nei confronti di Berlusconi prevalse la scelta politica sulla giustizia». Di qui la forte richiesta al premier affinché risolva un’ambiguità istituzionalmente scandalosa. «È indispensabile a questo punto  che, di fronte a questo atto incostituzionale, tutti si esprimano con chiarezza, anche e soprattutto il presidente del Consiglio Renzi. Berlusconi ha subito un oltraggio. Ora, chi insieme a noi ha aperto un dialogo sulle regole non può ignorare questo vulnus e porvi riparo».

 Legge nata in modo non sereno

«Su questa materia si è legiferato in modo non sereno», dice il capogruppo alla Camera di FdI-An, Fabio Rampelli, a margine di un incontro a Lamezia Terme con la candidata a Presidente della Regione Calabria, Wanda Ferro. «Per tentare di criminalizzare l’ex presidente Berlusconi, credo che si siano prese delle licenze che, in punta di giurisprudenza, lasciano il tempo che trovano».  Riguardo alla lotta alla corruzione, l’esponente di FdI sostiene che «è assolutamente giusto chiedere il conto a tutti quegli amministratori che compiono degli illeciti mentre svolgono il proprio ruolo ed il proprio lavoro».